Conferenza di Kabul: sicurezza in mano agli afgani nel 2014

Si è aperta nella capitale afgana "la Conferenza di Kabul". Tra gli ospiti il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il Segretario Onu Ban Ki Moon e il segretario Nato Rasmussen. Approvato documento finale: "nel 2014 il governo afgano assumerà il controllo del Paese e garantirà la sicurezza".

Inserita da il 20 luglio 2010

Kabul – Il passaggio di consegne tra Usa e governo afgano avverrà nel 2014. Così sancisce il documento finale stilato quest’oggi in occasione della Conferenza di Kabul, alla quale hanno partecipato – oltre al padrone di casa, il presidente Hamid Karzai – il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, il segretario della Nato Anders Fog Rasmussen, numerosi ministri degli esteri (tra cui l’italiano Franco Frattini) e vari rappresentanti e delegati di settanta paesi.

In una Kabul letteralmente blindata, controllata a vista da centinaia di forze di polizia dislocate nei punti nevralgici della città, al fine di limitare possibili azioni dimostrative e terroristiche, il presidente afgano Karzai, assai contestato dagli insorti perché considerato “troppo amico degli occidentali invasori”, ha accolto la rappresentanza americana tra le mura del ministero degli affari esteri afgano, isolato per motivi di sicurezza e pattugliato da centinaia di militari.

Al centro della lunga discussione durata tre ore, la gestione della sicurezza dell’Afghanistan ora in mano alla missione Isaf (International Security Assistence Force). In altre parole, tra quattro anni il governo Karzai dovrà essere in grado di garantire la sicurezza all’interno dei suoi confini nazionali, quotidianamente sconvolti da azioni terroristiche da parte degli insorti (taliban) e da azioni offensive condotte dalle forze militari internazionali di stanza sul territorio contro i ribelli. Alla polizia afgana spetterà l’onere e la responsabilità di vigilare e garantire sulla sicurezza. In questi ultimi anni, i militari Isaf e alcuni reparti speciali internazionali (tra cui l’italiana Folgore) hanno svolto un compito difficile e assai prezioso: istruire le reclute afgane a difendersi e difendere i loro territori infestati di insorti pronti a farsi saltare in aria ad un check point o in un mercato affollato.

Nonostante i controlli a tappeto in tutta Kabul, non sono mancati neanche oggi  atti dimostrativi di stampo terroristico. Azioni di destabilizzazione annunciate nei giorno scorsi dallo stesso portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, hanno preso corpo in concomitanza con il consesso internazionale. Alcuni razzi sono stati lanciati da alture intorno a Kabul nella notte, ma non hanno provocato vittime. Un avvertimento, quindi.  Tra le righe del documento finale si legge: “alle forze di sicurezza afgane spetterà il compito e la responsabilità di condurre operazioni militari in tutte le province del paese, entro la fine del 2014”. Ma, si sottolinea anche la necessità di un passaggio graduale, grazie “all’impegno della comunità internazionale, alla quale spetterà invece il compito di fornire l’appoggio necessario” affinché l’obiettivo possa essere soddisfatto.  

La Conferenza di Kabul, la più importante degli ultimi 50 anni di storia afgana, ha approvato “in linea di principio” il Programma di pace e reintegrazione del governo afgano. Si tratta, si precisa, di un “programma aperto a tutti i membri dell’opposizione afgana e delle loro comunità che rinunciano alla violenza , che non abbiano legami con organizzazioni terroristiche internazionali e che si mostrino desiderosi di costruire un Afghanistan pacifico”.