A Terzigno la protesta per la “monnezza” e la sommossa della “monnezza

Tra la brava gente che protesta per la discarica, si nasconde chi è alla ricerca incomprensibile dello scontro e della guerriglia

Inserita da il 22 ottobre 2010

E’ da giorni che leggiamo della rivolta degli abitanti di Terzigno. Conosciamo a fondo i motivi che hanno scaturito la loro protesta e condividiamo con loro le perplessità circa la volontà di creare una nuova discarica in quello che è il parco naturale del Vesuvio, zona protetta, minuscolo polmone verde sul costone del vulcano dormiente.

Abbiamo seguito con interesse e stupore l’opera delle “mamme vulcaniche” e degli insegnanti che hanno saputo coinvolgere in manifestazioni e cortei sia i bambini che gli adulti. Hanno organizzato e realizzato raduni e proteste civilissime facendo di quell’occasione un mezzo per trasmettere ai più piccoli quelli che sono i valori, non solo nel senso morale del termine ma anche per il significato intrinseco dell’evento in sé, al di la di ogni convenzione.

Ci hanno stupito quei bambini che, sotto forma di gioco, hanno vissuto intensamente un evento così particolare. Un contributo al proprio futuro.

Ora non sta a noi giudicare l’opportunità dell’apertura di una nuova discarica. Non sta a noi neanche ricercare potenziali responsabilità circa l’eventuale inettitudine o  l’ ipotetica inerzia degli amministratori locali, provinciali o regionali che siano…

In questi ultimi giorni, ciò che appare evidente, oltre che il reciproco scambio di accuse da una parte e dall’altra, è che qualcosa in quell’ingranaggio civile e ordinato che avevamo osservato prima, si è rotto.

In questa protesta contro la “monnezza”,  si è fatto largo, prendendo il sopravvento, la “monnezza” vera, quella che non sta nei sacchetti o nei compattatori, ma quella che si nasconde tra la gente per bene, quella che si cela tra madri e padri di famiglia, alla sola ricerca dello scontro. Al solo scopo di attaccare e colpire le forze dell’ordine.

Per il gusto ed il piacere di farlo, bruciano automezzi, lanciano fuochi d’artificio facendoli diventare vere e proprie bombe carta. Il loro scopo è colpire, ferire, atterrare chi veste una divisa!

L’obiettivo è mettere al tappeto uno di quei ragazzi che è lì solo per cercare di mantenere l’ordine, che è comandato a ripristinare la sicurezza. Quei ragazzi che fondamentalmente condividono le preoccupazioni di quelle mamme e di quei papà, perché anche loro sono papà, sono mamme, a cui sta a cuore il benessere dei propri figli.

Troppi sono i danni. Non solo quelli relativi ai compattatori bruciati o distrutti. Ma quelli arrecati all’immagine di una cittadina che non è così, che non è violenta come la si vuol far apparire agli occhi del mondo intero.

Troppi sono i feriti. Non solo quei 18 di ieri e quegli altri quindici della scorsa notte. Ma anche tutti quei poliziotti, quei carabinieri, quegli appartenenti alle forze dell’ordine che si vedono attaccati e aggrediti solo perché sono lì e rappresentano, con la divisa che vestono, lo Stato.

Ma i veri feriti sono anche quei cittadini che non condividono la violenza come mezzo per raggiungere lo scopo desiderato. Perché quella lì è brava gente e sa che così non si costruisce proprio nulla.  E’ quella stessa brava gente che accompagnava per mano i figli nelle manifestazioni di cui parlavamo in apertura, che così facendo li educava ad un senso civico di giustizia, mostrando loro che le guerre non conducono mai a qualcosa di buono.

A quelle persone, a quelle mamme vulcaniche, a quegli insegnanti è rivolto il nostro invito di riappropriarsi della protesta contro la “monnezza”. Di ritornare a capeggiare quelle manifestazioni dove anche i bambini possono esprimere, con la devastante ingenuità che li distingue, i loro pensieri. A quelle persone per bene chiediamo di isolare e allontanare la “monnezza” che si è infiltrata tra di loro.  Per ritornare a dimostrare che con l’intelligenza ed il confronto si possono raggiungere risultati migliori. Senza né danni né feriti.