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Il pane e la sua storia

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Il pane, anche prima dell’avvento del Cristianesimo, era immagine del sacro: i nobili romani celebravano i loro matrimoni con il rito della conferratio, ossia con l’assunzione di un pane e di farro, e questa era vista come una forma di comunione.
E poiché il farro era anche chiamato adoreum fu giustificata, benché errata, la deviazione da esso della adorazione, sublimato della preghiera.
Altra testimonianza di altissimo valore è fornita da Catone che parla del libum come di una focaccetta destinata agli Dei.
Solo in un secondo momento i romani trasferirono ad un liquido il senso offertorio del pane.
Il pane è anche un simbolo del potere. Sembra, infatti, che una comune radice -uscita dal sanscrito- leghi questo elaborato dei cereali al padre che, nelle antiche famiglie, fu padrone con diritto di vita e di morte su tutti i componenti, proprio perché dispensatore di tale cibo.
Nella lingua inglese il processo semantico è ancora più chiaro. Il lord, ovverosia il signore, altro non è che il loaf-ward, il guardiano della pagnotta: bene evidentemente assai raro in un clima come quello britannico, prima della messa a punto delle moderne varietà cerealicole.
A battaglia conclusa sembra dunque di vedere il capo tagliare l’ambito cibo in fette più o meno grandi, a seconda del valore dimostrato dai singoli guerrieri.
Il pane, poi, è anche il simbolo della vita: la storia narra che nella guerra in Gallia, Cesare avverte il malumore dei legionari costretti talvolta a cibarsi di sola carne anziché dell’amatissimo frumento, la cui provvista è resa difficile da una serie di avversità.
Il pane è anche sempre stato il simbolo dell’economia. Fino al ’45, infatti, l’agricoltore che avesse voluto risparmiare le sue donne consegnava al fornaio un quintale di grano e ne riceveva a rate un quintale di pane.
Oggi la proliferazione dei diversi tipi di pane conduce ad una riflessione: la grande varietà di pane è strettamente legato alla moltiplicazione dei gusti che caratterizza la società contemporanea.
La sacralità del pane è celebrata anche nelle poesie e caratterizzò anche gli anni cruciali delle guerre.
Tra queste vi era una piccola poesiola che si leggeva a scuola ai tempi del fascismo e che recitava:

Amate il pane,
cuore della casa, profumo della mensa, gioia dei focolari.
Rispettate il pane,
sudore della fronte, orgoglio del lavoro, poema di sacrificio.
Onorate il pane,
gloria dei campi, fragranza della terra, festa della vita.
Non sciupate il pane,
ricchezza della patria, il più soave dono di Dio, il più santo premio alla fatica umana.