Un mare d’illegalità: la mappa della malapesca italiana

La denuncia di Legambiente, LAV e Marevivo sullo stato della pesca nei mari italiani

Inserita da il 22 novembre 2010

Ogni anno in Italia, con la chiusura a ottobre della stagione di pesca del pescespada, riemerge con forza uno dei grandi mali della Pesca italiana: la diffusissima pratica dell’uso illegale delle reti derivanti, ovvero le spadare (messe al bando dalle  Nazioni unite e dal 2002 in tutta l’Unione europea) e le  ferrettare, utilizzate spesso in modo illegale. Attrezzi questi che comportano la cattura accidentale di diverse specie protette o a rischio, come tartarughe, delfini, squali e balene.

E’ questa la denuncia di Lav, Legambiente e Marevivo che con il dossier “La pesca Illegale,  Non documentata e non Regolamentata nell’Unione Europea: il caso delle derivanti italiane” lanciano l’allarme sul mare di illeciti in cui si dibatte la pesca italiana.

Una piaga ben documentata dagli organi di controllo, dalla Commissione europea e dalle stesse associazioni ambientaliste, con dati che permettono di avere una mappatura chiara del fenomeno: matricole, porto di registrazione, accesso ai finanziamenti pubblici, recidività nelle infrazioni, zone di pesca, tecniche per eludere i controlli.  Eppure questa forma di illegalità non si attenua, con un 2010 ancora segnato da gravissimi casi di malapesca e ben 37 pescherecci sanzionati per uso illegale di reti derivanti solo nei primi sei mesi dell’anno. Ne nasce così anche una vera e propria mappa dei porti italiani dove è maggiore la concentrazione di pescherecci che pescano illegalmente con le reti derivanti,  ai quali le associazioni ambientaliste hanno assegnato la “bandiera pirata”.

In Italia il problema è aggravato dalla mancata applicazione di sanzioni efficaci che non consente di intensificare le misure repressive – dichiarano i rappresentanti di Lav, Legambiente e Marevivoa ciò si aggiungono gli atteggiamenti di tolleranza, talvolta al confine con la compiacenza che spesso si riscontrano da parte delle autorità italiane nei confronti di chi opera al di fuori delle norme”.Alla vigilia dell’importante processo di riforma della Politica Comune della Pesca, tollerare la presenza di una delle flotte di pesca illegale più vaste del Sud Europa, porta la credibilità dell’Italia agli occhi degli altri Stati membri ai minimi storici.

Il ripristino della legalità nella pesca non solo è una condizione indispensabile per il recupero degli ecosistemi marini ma è anche un elemento imprescindibile per lo sviluppo di una pesca realmente sostenibile – hanno aggiunto LAV, Legambiente e Marevivo E’ nell’interesse della parte sana del settore garantire che chi viola le regole venga escluso dalle attività di pesca. Per questo l’applicazione delle nuove sanzioni previste dall’Unione Europea nei confronti di cittadini e pescherecci europei coinvolti nella pesca INN potrebbe costituire un serio deterrente alla pesca pirata”.

E’ necessario, pertanto – concludono le associazioni ambientaliste – che la Commissione Europea applichi all’Italia la sanzioni previste dal Regolamento INN che prevedono la sospensione degli aiuti comunitari destinati alla pesca e l’inserimento in lista nera dei pescherecci pirata. Solo attraverso un’azione decisa, infatti, si potrà sradicare il fenomeno delle reti derivanti illegali dai porti italiani e dimostrare agli operatori e all’opinione pubblica l’impegno concreto dell’Unione Europea contro la pesca illegale”.
Comunicato stampa Legambiente