Egitto: strage di cristiani copti, non si placa la rabbia

Sale il numero delle vittime: è morta la 22° vittima della strage di Capodanno. Non si arresta la rabbia dei cristiani copti. Polemiche e critiche del mondo musulmano egiziano all'indomani dell'Angelus in Piazza San Pietro dove il Papa aveva espresso parole di condanna per il "vile attacco ai cristiani e cordoglio per le vittime". Il Vaticano replica.

Non si arresta la rabbia dei cristiani copti colpiti al cuore dall’attentato del 1 gennaio scorso. Cresce anche il numero delle vittime. Nella notte si è spenta la 22esima vittima del vile attacco messo a segno da un kamikaze davanti alla Chiesa dei Santi, ad Alessandria d’Egitto.  Quindici minuti dopo la mezzanotte del nuovo anno una potente esplosione ha investito in pieno dozzine di persone riunite in preghiera. Un video della sicurezza interna della Chiesa riprende gli ultimi istanti prima della deflagrazione. Un boato squarcia il clima religioso e di preghiera. Urla e grida soffocano le ultime preghiere. E le immagini che sono state diffuse in questi giorni sono assai più eloquenti di qualsiasi parola. Macchine divelte e completamente carbonizzate giacciono sulla strada, scarpe e oggetti personali sono sparsi ovunque, lenzuoli bianchi avvolgono i corpi straziati dal tritolo. Ma l’immagine senza dubbio più significativa per comprendere l’entità del gesto compiuto è quella che ritrae il Cristo completamente avvolto dal sangue delle vittime. Un momento spirituale devastato dall’atto terroristico di un kamikaze, che sta alimentando in questi giorni un clima di rabbia e rancore dei cristiani copti d’Egitto.  Subito dopo l’attacco, migliaia di persone si sono riversate per strada. Non sono mancati i momenti di tensione tra le forze di polizia e i manifestanti accecati dall’ira. Con in mano dei crocefissi di legno, centinaia di copti si sono dati appuntamento il giorno successivo alla strage davanti alla Chiesa colpita. Un coro unanime di condanna per l’atto compiuto si è levato dalla piazza. “Dio vendichi i martiri e bruci i cuori di chi ha commesso l’attentato”. Questo lo slogan recitato a più riprese dai fedeli inferociti.

L’attento di Capodanno rischia di riaccendere faide religiose interne. In Egitto i cristiani copti rappresentano – stando alle statistiche attuali, ma è difficile stabilire con precisione il loro numero – il 20% circa della popolazione egiziana. Si tratta di numeri e dati statistici non verificabili in modo specifico, visto e considerato che il governo egiziano insiste nel dichiarare un numero inferiori di copti, pari al 6% della popolazione. Mentre, la maggioranza del popolo egiziano professa la religione musulmana (circa l’80%). Una convivenza, quella tra cristiani copti e musulmani, non semplice ma neanche impossibile. L’attentato kamikaze del 1° gennaio scorso ha investito perfino una moschea che si trovava nelle vicinanze della Chiesa dei Santi, causando il ferimento di otto i musulmani.

Immediata la reazione del governo egiziano. Il presidente Hosni Mubarak ha espresso parole di condanna nei confronti dell’attacco che ha colpito duramente il cuore della comunità copta, invitando la popolazione e le due fazioni religiose (musulmana e copta) ad unirsi alla condanna, serrando le fila contro il terrorismo. Anche l’Imam Al – Azhar, la principale istituzione di studio dell’Islam sunnita con sede al Cairo – ha denunciato l’attentato, sottolineando come questi atti possano minare le basi dell’unità nazionale egiziana.

Intanto non si placa la polemica del mondo islamico egiziano contro le parole del Papa Benedetto XVI, pronunciate domenica in occasione dell’Angelus in Piazza San Pietro a Roma. Il Pontefice ha parlato di “strategia per prendere di mira i cristiani” e ha sottolineato la crudeltà del gesto compiuto che “offende Dio e l’umanità intera”. Critiche e polemiche sono giunte dall’Egitto. Il grande Imam Al Ahzar ha criticato le dichiarazioni del pontefice, ribattendo “perché il Papa non fatto accenno ai musulmani massacrati in Iraq?”. Immediata la replica del Vaticano: “Siamo contro tutte le forme di violenza”.

Inserita da il 3 gennaio 2011