Graduatorie ad esaurimento: facciamo il punto

Sono ormai diversi anni che tiene banco la discussione sulle vicende inerenti le graduatorie ad esaurimento e a tutt’oggi non si hanno ancora informazioni certe che ci possano consentire di mettere la parola fine a questa diatriba.

Inserita da il 19 febbraio 2011

Sono ormai diversi anni che tiene banco la discussione sulle vicende inerenti le graduatorie ad esaurimento e a tutt’oggi non si hanno ancora informazioni certe che ci possano consentire di mettere la parola fine a questa diatriba. Negli ultimi giorni sono però accaduti diversi fatti ed è utile riassumerli brevemente in modo da fare il punto della situazione e tentare di dare una risposta alla domanda che tutti si pongono; ed ora che succede?

Prima di cercare di dare una risposta a questa domanda, elenchiamo i fatti:

-         La Consulta è intervenuta sulla richiesta di legittimità costituzionale presentata dal TAR Lazio riguardo alla legge che istituiva la possibilità di inserimento in coda in altre 3 province diverse da quella scelta come principale all’atto del primo inserimento nel 2007. Il responso è stato tranciante e la Corte ha sancito che le code sono da ritenersi illegittime e ha cassato totalmente la parte di legge che le istituiva riportando, di fatto, la situazione del 2007.

-         Il Senato ha approvato un emendamento che, fatte salve le conseguenze della sentenza della Consulta, congela le attuali graduatorie ad esaurimento in attesa di riformulare il sistema di reclutamento dei docenti. Tale emendamento, in aggiunta, prevede un vincolo di territorialità anche per le graduatorie di istituto vincolando la presenza in prima fascia di istituto solo a chi è incluso nella graduatoria ad esaurimento di quella provincia.

-         La Consulta, a sezioni riunite, ha stabilito che la competenza per l’impugnazione delle graduatorie ad esaurimento, spetta al giudice ordinario e non al TAR.

Sulla base di tutto ciò, non è facile fare affermazioni certe e definitive, ma riteniamo possibile avanzare alcune ipotesi che, in quanto tali, non vanno prese come oro colato, ma vogliono essere un contributo ad un ragionamento che potrà essere confermato o contraddetto solo tra qualche settimana.

La sentenza della Corte ha sicuramente posto una pietra tombale sull’esistenza delle code. Questo non significa però un automatico inserimento a pettine in tutte le province scelte dai ricorrenti  né, a maggior ragione, una totale rivisitazione di tutte le graduatorie ad esaurimento con l’eliminazione delle code mediante l’inserimento a pettine di tutti i docenti presenti in quella provincia. Al contrario, l’applicazione letterale della sentenza, ci porterebbe ad ipotizzare l’eliminazione di tutte le code ed il mantenimento delle sole graduatorie principali scelte nel 2007.

 E’ evidente però, che l’aggiornamento delle graduatorie non potrà che essere fatto sulla base delle regole precedenti a quelle formulate per l’esistenza delle code e quindi tutti potranno scegliersi una sola provincia in cui inserirsi con il proprio punteggio.

A questo punto entra in gioco il decreto mille proroghe che sposta in avanti l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento rinviando in là nel tempo la possibilità di cambiare provincia e quindi di avvalersi del diritto sancito dalla Consulta.

L’emendamento approvato dal Senato ( ricordo però che manca ancora l’approvazione della Camera ) va oltre e, in qualche modo complica ulteriormente la situazione trasferendo sostanzialmente “le code” nelle graduatorie di istituto. Infatti se qualcuno volesse inserirsi in una graduatoria di istituto in una provincia diversa da quella di inserimento della propria graduatoria ad esaurimento, lo potrebbe fare solo in coda a tutti coloro che sono presenti nella graduatoria ad esaurimento di quella provincia. Il che, è facile ipotizzare, porterà ad ulteriori azioni di tipo legale.

Rimane aperta la questione dei ricorrenti cui il TAR dovrà dare una risposta.  Non è un caso infatti che l’emendamento sopra menzionato faccia esplicito riferimento alla salvaguardia delle conseguenze della sentenza della consulta. Quello che potrebbe accadere, è che il TAR riconoscerà ai ricorrenti ( sono circa 15.000 ) di aver subito un danno legato al loro mancato inserimento a pettine e condannerà il MIUR al risarcimento di questo danno. Il MIUR a questo punto dovrà ( sempre che la mia ipotesi fosse confermata ) andare ad analizzare ogni singola situazione e verificare se il singolo ricorrente ha avuto o meno la possibilità di lavorare e con che tipo di contratto lo ha fatto.

In altri termini il risarcimento scatterebbe solo se un docente ricorrente inserito in coda avesse avuto, con il suo punteggio, diritto all’assunzione a tempo indeterminato o se, sempre sulla base del proprio punteggio, il ricorrente in questione avesse avuto diritto ad una supplenza assegnata ad un altro docente precario con un punteggio minore. In entrambi i casi al ricorrente verrebbe riconosciuta la nomina sia giuridica che economica ( si parla di circa 1000 docenti ). Per tutti gli altri che hanno comunque lavorato con il contratto a tempo determinato, non ci sarebbe nessun riconoscimento aggiuntivo.

Si può anche ipotizzare che, ai soli ricorrenti, a titolo di riconoscimento del danno subito,si possa consentire di scegliere la provincia in cui inserirsi a pettine a prescindere della scelta effettuata nel 2007.

C’è però ancora da considerare un’altra variabile legata al terzo dei punti elencati e cioè il TAR potrebbe dichiararsi non competente per dirimere la questione con la conseguenza di dover ricominciare l’iter presso i singoli tribunali provinciali.

Ribadisco che quanto scritto è solo frutto di un’analisi personale che potrebbe essere totalmente ribaltata dalle prossime decisioni ministeriali o dal TAR del Lazio, ma quello che nessuno potrà smentire è che i veri vincitori di tutto ciò sono gli studi legali che hanno avuto la possibilità di incassare compensi enormi e che, ahimè, continueranno ad approfittare delle lacune e contraddizioni insite nella normativa scolastica.

Aggiungo ancora che il risultato di tutto ciò sarà molto probabilmente, l’eliminazione delle assunzioni sulla base delle graduatorie  così come le conosciamo e che nel futuro il reclutamento sarà, malgrado tutto, molto meno trasparente ed oggettivo ( elenchi regionali?, albo di abilitati?, chiamata diretta?).

Per questo motivo è urgente intervenire politicamente in primo luogo al fine di stabilizzare un gran numero di precari prima che  il sistema venga veramente sconvolto e radicalmente cambiato e in secondo luogo per scrivere le nuove regole cercando di salvaguardare i diritti acquisiti sul campo da decine di migliaia di colleghi.

A cura del prof.Antonio Antonazzo
Gilda Cuneo
www.gildacuneo.com