Stamane i funerali dell’alpino ucciso in Afghanistan

La Russa: "Ammirazione" per la scelta di vita del capitano Ranzani

Inserita da il 3 marzo 2011

Grande commozione ai funerali del capitano Massimo Ranzani, l’alpino rimasto ucciso lo scorso 28 febbraio durante un attentato in Afghanistan. A presenziare alla cerimonia c’era il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da poco giunto nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. Poco prima dell’arrivo del feretro erano giunti il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accolto sul sagrato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa e dai vertici militari. ”Ammirazione” per la scelta di vita dell’alpino Ranzani è stata espressa ieri, alla Camera e al Senato, dal ministro della Difesa la Russa, che ha ricordato come l’ufficiale 37/enne da Occhiobello, in provincia di Rovigo, ”da giovane faceva il boy scout, un modo per aiutare i più deboli. Già allora voleva fare il militare, con quello stesso spirito: aveva individuato come proiezione del suo impegno per gli altri la vita in uniforme”. Un discorso che ha subito suscitato polemiche da parte del deputato Fabio Evangelisti, dell’Idv, definendolo “retorico”. Contro il suo intervento si sono sollevati alcuni deputati della maggioranza inveendo con espressioni del tipo“Vergognati”, “Stai zitto”. Il ministro La Russa ha poi ripreso il suo discorso aggiungendo: “L’Italia partecipa alla missione della Nato in Afghanistan, su mandato Onu, e resteremo lì fino a quando non sarà portato a termine il processo di transizione, onorando gli impegni e senza prendere decisioni unilaterali”,  e sottolineando che la missione ”non è quella di fare la guerra, ma non possiamo dividerci o fare polemiche su una parola, su un termine lessicale. Siamo li’ esattamente in ossequio all’art. 11 della Costituzione”. In Afghanistan, ha detto ancora il ministro, ”è aumentato il rischio per i militari italiani, è aumentata la frequenza degli attacchi, ma questo dato doloroso era prevedibile e inevitabile, perchè l’aumento del numero dei soldati, la presenza massiccia sul territorio, portano anche a un aumento della pericolosità” della missione, che ”sta facendo grandi passi avanti, sia sul piano militare che della ricostruzione”.

Il capitano Ranzani è la 37esima vittima dall’inizio della missione, nel 2004.