A.N.AMM.I.: novità sulla Certificazione energetica

logo A.N.AMM.I.Entrato in vigore martedì 29 marzo, questo provvedimento, che stabilisce anche importanti norme sul ricorso alle energie alternative, modifica parzialmente alcune previsioni del decreto legislativo 192/05 in merito alla certificazione energetica, con l’introduzione anticipata di alcuni obblighi previsti dalla nuova direttiva europea in materia, la n. 31 del 2010.
Nello specifico il decreto 28, per quel che riguarda la certificazione energetica, stabilisce quanto segue:
Certificato energetico nei rogiti
– Il nuovo comma 2-ter prevede l’inserimento, nei contratti di compravendita o di locazione di singole unità immobiliari, di “apposita clausola con la quale l’acquirente o il conduttore danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica degli edifici”. Per i contratti di locazione, tuttavia, la disposizione si applica solo se gli edifici o i singoli enti immobiliari sono già dotati dell’Attestato di Certificazione Energetica – ACE (trattasi di immobili oggetto di recente costruzione o compravendita o di interventi per i quali si è usufruito delle detrazioni fiscali del 55%).
Indice di prestazione energetica negli annunci immobiliari – Il comma 2-quater dispone invece che a decorrere dal 1° gennaio 2012 gli annunci commerciali di vendita di edifici o singole unità immobiliari riportino l’indice di prestazione energetica contenuto nell’ACE.

Competenze di Regioni e Stato
In una nota pubblicata nei giorni scorsi, il Consiglio nazionale del Notariato ha chiarito che alle Regioni competono le scelte normative sulla “dotazione” e sulle modalità di formazione della certificazione energetica. Allo Stato è invece riservata la materia dell’ordinamento civile, e quindi la disciplina dei contratti, della loro forma, del loro contenuto, dei vizi, delle sanzioni.

Le Regioni senza una disciplina propria
– Con la nuova disposizione l’obbligo di dotazione con l’Attestato di certificazione energetica (Ace), così come l’inserimento dell’apposita clausola nel contratto di compravendita o di locazione, diventano inderogabili per le compravendite di immobili situati nelle Regioni che non hanno emanato una propria normativa in materia di certificazione energetica. Tuttavia, per Regioni che non hanno una disciplina propria in tema di certificazione energetica, resta valido l’articolo 9 dell’allegato “A” al Dm 26 giugno 2009, il quale stabilisce che il proprietario dell’edificio, consapevole della scadente qualità energetica dell’immobile, può scegliere di ottemperare agli obblighi di legge attraverso una sua dichiarazione in cui afferma che l’edificio è di classe energetica G e che i costi per la gestione energetica dell’edificio sono molto alti.

Le Regioni con una propria disciplina
– Continua invece ad applicarsi la legislazione regionale per quelle Regioni che hanno emanato una normativa in materia di certificazione energetica, ma con l’aggiunta che i contratti di compravendita andranno integrati con la clausola mediante la quale l’acquirente dà atto “di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica” dell’immobile.
Sanzioni: secondo il Notariato, infine, il mancato inserimento della clausola di attestazione da parte dell’acquirente o del conduttore non provoca la nullità del contratto, ma comporta comunque problemi di responsabilità per i venditori e i professionisti.

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  1. CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI – LA RAGIONE DEL TAR PUGLIA E ALTRO
    Il TAR Puglia con sentenza n° 2426 del 11/6/2010 ha dichiarato l’incostituzionalità della norma che demanda alle regioni l’istituzione di specifici corsi di formazione che, dopo il superamento di un esame, consentono ai professionisti così formati l’iscrizione in albi re-gionali abilitandoli a rilasciare, nella regione, il certificato di sostenibilità ambientale e l’atte-stato di certificazione energetica.
    La motivazione è stata che rilasciare titoli di studio abilitanti all’esercizio delle professioni è esclusiva competenza dello stato: “… la potestà legislativa regionale nella materia concorrente delle professioni deve rispettare il principio secondo cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti, è riservata allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale. Tale principio, si configura, infatti, quale limite di ordine generale, invalicabile dalla legge regionale”.
    Gia il 19/03/2009 il TAR Liguria emise un’ordinanza con la quale, riconoscendo la validità abilitante dei titoli di studio nazionali, sospese, per alcune categorie di professionisti, l’ob-bligo di frequentare corsi e di sostenere esami specifici.
    I TAR di Puglia e Liguria hanno di fatto ridato il giusto peso ai titoli di studio statali come la laurea in ingegneria o il diploma di perito industriale termotecnico, che gia danno le competenze che deve avere un certificatore energetico, riconoscendone la primarietà sulle abilitazioni regionali che potrebbero tutt’al più abilitare soggetti privi di un titolo di studio adeguato. Sempre che non si configuri un qualche abuso di competenze, che altrimenti non c’è motivo che ogni regione non possa abilitare autonomamente i propri medici o i propri artigiani o i propri ingegneri o i propri giornalisti ecc. obbligandoli a frequentare corsi re-gionali e, previo esame, ad iscriversi in specifici albi regionali nel cui ambito potere esercita-re la loro professione.
    La ragione del TAR Puglia nel dichiarare l’incostituzionalità della norma bocciata non sta solo nelle motivazioni addotte nella sentenza n° 2426/10 ma anche nel fatto, non preso in esame, che la definizione di specifici profili professionali da parte delle singole regioni im-pedisce la libera circolazione del lavoro e dei lavoratori nell’intero territori nazionale.
    E’ innegabile che nessun professionista potrà sottostare a ben 20 diverse normative e fre-quentare 20 diversi costosi corsi formativi, sostenere 20 diversi esami abilitativi, iscriversi a 20 diversi albi professionali, sostenere 20 diversi esami periodici, pagare 20 diverse tasse di iscrizione annuali ecc. Ne consegue che le regolamentazioni a livello regionale limitano gravemente, praticamente annullano, la libertà di esercitare la propria professione lavorativa in tutto il territorio nazionale.
    La difficoltà di potere liberamente lavorare in tutto il territorio nazionale sarà acuita dal-l’impossibilità pratica di riuscire a star dietro alle fantasie burocratizzanti delle singole re-gioni ognuna delle quali oltre ai propri corsi, ai propri esami e ai propri albi adotterà certa-mente, per la gestione delle pratiche, proprie procedure di presentazione, formulazione e archiviazione, diverse una dall’altra, divertendosi ad inventare ben 20 modi di burocratizza-re il sistema e 20 modi di modificarlo ogni tanto, 20 software di deposito e un’infinità di 20 revisioni, 20 tipi di modulistica, 20 modi di accesso ai documenti (che valgono solo per die-ci anni) e non so cos’altro.
    Sicuramente si finirà per dovere fare, per ogni pratica, anche un versamento di un po’ di eu-ro per ripagare i diritti di segreteria e per coprire le spese di questa nuova burocrazia che in ogni regione la massa dei nuovi assunti a tempo determinato sostiene con grande entusia-smo, per mantenere il posto, e diverrà un nuovo gran calderone di archivi, catasti, verifiche più o meno accettabili, contestazioni, favoritismi, piccoli ricatti (guarda c’è quel progettista …), piccole corruzioni eccetera, per niente utili all’economia energetica globale della nazione.
    Alla faccia delle semplificazioni! E del governo che, senza successo, si sforza di attuarle.
    Tutto questo per tenere dietro a dei certificati la cui utilità ed efficacia sono discutibili e che gia si vendono al mercato tanto al chilo e a poco servono se non ad aumentare i costi e le complicazioni burocratiche sia per i privati che per le amministrazioni, costrette ad orga-nizzare altri uffici oltre i tanti che gia ci sono, trovare altri spazi e pagare molti altri impiega-ti oltre i tanti che gia ci sono.
    Alla faccia dell’economia!. Non si può certo dire che per le amministrazioni tutta l’opera-zione, organizzazione, avviamento e mantenimento per gli anni a venire non comporterà costi enormi; alla faccia tosta di quelle regioni che dichiarano che il tutto sarò fatto a costo zero. Come sia possibile è un mistero.
    Se la norma è incostituzionale in Puglia cos’è che la rende costituzionale nelle altre regioni che continuano imperterrite a macinare norme su norme che le differenziano sempre di più una dall’altra? Cos’è che impedisce, per evitare un’infinità di ricorsi, la modifica della legge o, provvisoriamente, una sentenza del TAR Lazio? Cosa impedisce, se proprio ci si vuole complicare la vita, di attenersi semplicemente, per la parte tecnica, alle linee guida nazionali e, se proprio ci si vuol fare del male, a riconoscere in tutto il territorio nazionale un unico albo di specialisti, chiaramente riconoscendo i titoli di studio statali? Questo, volendosi ma-le, se si intende usare le norme sul risparmio energetico per inventarsi nuovi lavori, parassi-tari, che occuperanno un po’ di persone ma che peseranno interamente sui cittadini, per i costi diretti di pratiche ecc. e indirettamente per la burocrazia che metteranno in moto.
    Sarebbe molto più utile e semplice, non essendo in gioco la sicurezza come per la sismica e potendo l’eventuale inesattezza dei certificati produrre solo l’avvio di un contenzioso, sosti-tuire il certificato energetico, e tutti gli altri della stessa valenza, con una garanzia onnicom-prensiva rilasciata dal costruttore e coperta da assicurazione almeno decennale sull’ immo-bile, esigibile a vista non appena emerga un qualche difetto o si riscontri una qualche di-scordanza tra quanto acquistato e quanto promesso dal venditore.
    Costruttori e direttori dei lavori sarebbero così effettivamente responsabilizzati, senza in-termediari, e attenti a costruire senza scorciatoie qualitative per evitare ogni possibile futura contestazione. Eviteremmo anche di burocratizzare e appesantire più di quanto gia non siano gli studi privati.

    Pietro Gennari

    STUDIO TERMOTECNICO GENNARI
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