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Angelo Licheri, l’eroe di Vermicino, intervistato dai microfoni di Mattino Cinque

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Era il giugno del 1981: tutta l’Italia restò col fiato sospeso davanti alla diretta televisiva del salvataggio del piccolo Alfredino, caduto in un pozzo artesiano. Fino all’ultimo tutti sperarono che riuscissero a tirarlo fuori ma la storia non ebbe il lieto fine, nonostante il contributo di un uomo altruista e coraggioso, Angelo Licheri, che si fece calare nel pozzo per cercare di trarre in salvo il bambino.

Sono passati trent’anni e oggi Angelo è un uomo malato bisognoso d’aiuto: il diabete gli ha causato la perdita di una gamba.
Si sono mobilitati per lui la trasmissione Mattino Cinque e il Direttore del Tg4, Emilio Fede, che seguì in diretta da Vermicino quella drammatica vicenda. Fede ha dichiarato a Mattino Cinque: “E’ stata la tragedia più grande che io abbia mai vissuto, vissuta in diretta nel vero senso letterale della parola. Avevamo fatto la riunione di redazione, io ero direttore del Tg1. Andrea Melodia caporedattore mi disse che c’era un bambino caduto in un pozzo a Vermicino e che stavano cercando di salvarlo. Decisi di mandare subito una troupe. Quello fu l’inizio di una terribile sequenza che sembrava non avere mai fine perché quel bambino era lì, era vivo… L’ultima speranza è stata proprio Licheri. Dopo tante ore di diretta avevamo pensato di interrompere. Poi mi chiamò Maccanico, che era il segretario generale della Presidenza della Repubblica per avvisarmi che Sandro Pertini si stava recando a Vermicino e di non interrompere la diretta.”

Licheri ai microfoni di Canale 5 ha ricordato la vicenda: “Per anni ho fatto brutti sogni sulla vicenda di Alfredino, ora per fortuna non li faccio più. Sono passati 30 anni, quella storia rimarrà sempre nella mia mente. Ricordo perfettamente il momento in cui ero vicino ad Alfredino, ma non sono riuscito in nessun modo a tirarlo su, nonostante gli abbia pulito la bocca con un dito dal fango e nonostante abbia cercato in tutti i modi di liberagli le mani, perché una era dietro la schiena. Era bloccato. Prima di risalire gli diedi un bacio con le dita…perché non c’era spazio” .

1 COMMENTO

  1. Ho avuto l’onore di conoscere quest’uomo, fisicamente esile e minuscolo, possente come coraggio e altruismo. Durante una cena a casa mia, con mia moglie e mio figlio, lontano da telecamere e clamori, tornato al suo lavoro precario, Angelo tornò a disperarsi per non aver potuto fare di più per Alfredo Rampi commuovendosi come quel maledetto giorno. Meriterebbe maggiore attenzione. Quando si parla dell’amare il prossimo, ecco un esempio reale da citare. Anche la Chiesa dovrebbe muoversi al suo soccorso.
    Renzo

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