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Gelmini: tagli alla scuola pubblica

Nella trasmissione Ballarò, Letta accusa la Gelmini della situazione inaccettabile che la scuola dovrà affrontare nei prossimi 3 anni

Durante la trasmissione Ballarò, su RaiTre, Enrico Letta, del Pd, fa presente al Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini che, dai prospetti del Def (Decisione di economia e finanza) risultano 4,5 miliardi di euro all’anno di tagli per il 2012, il 2013 e il 2014, per un totale di 13,5 miliardi.
Una situazione davvero pesante da affrontare, considerando che tra il 2009 e il 2011 otto sono stati i miliardi di euro tolti alla scuola italiana.
La Gelmini, però, non sembra afferrare appieno la situazione, anche perché risponde affermando: “Sono stati stanziati fondi per l’Università. Si tratta di un miliardo di euro circa. Tremonti, poi, mi ha assicurato che non ci sono e non ci saranno tagli”. Conclude sostenendo: “Il Def è un documento che non ha importanza”.

Per definizione il Def  è un documento approvato dall’intero governo e quindi, in questo caso, anche dalla Gelmini.

È intervenuto Franco Sechi, giornalista del Tempo, cercando di aiutare il ministro che, forse, si è trovata spiazzata dalle affermazioni di Letta: “Non sono tagli, sono semplicemente minori spese”.
Il collaboratore della Gelmini, infine, specifica che quei dati sono riferiti al 2008 e quindi non vanno sommati, questo significa che per la scuola pubblica, per i prossimi tre anni, non verrà concesso alcun fondo.

Autore Pubblicato il 26/04/2011 Lucia Picardo

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  • Pubblicato 26/04/2011
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  • Pisenlov

    beata ignoranza….quelli citati da Letta non sono nuovi tagli,sono semplicemente la quantificazione a legislazione vigente degli effetti fino al 2014 dei tagli decisi con la finanziaria Prodi del 2008 e con il dl 112 del giugno 2008 da questo governo:i due governo hanno tagliato in tutto circa 160.000 tra docenti ed ATA tra il 2007 e il 2011,50.000 il governo Prodi e 110.000 il governo Berlusconi….avendo tagliato queste unità di personale,il risparmio conseguente si riverbera su tutti gli anni successivi,visto che si tratta di 160.000 stipendi in meno da pagare ogni anno…anche dopo il 2014 si risparmieranno ogni anno 4,6 miliardi all’anno…non sono nuovi tagli,ma sempre quelli del 2007 e 2008.Letta ha preso una sonora cantonata…

  • Mario

    Perchè la ministra Gelmina non lo ha specificato? Lei è piu’ informato del ministro ? La quota del Pil oggi impegnata nell’istruzione il 4,2 per cento, secondo il nuovo Def calerà al 3,7 per cento nel 2015 e al 3,4 nel 2060. Ovviamente, per consentire questo non ci sarà contratto per i maestri e i prof fino al 2013 e il blocco degli scatti d’anzianità resterà tale: 320 milioni in meno a bilancio del Miur per i “prof” nel 2011, 640 in meno nel 2012 e 960 nel 2013. Prof più poveri per una scuola con meno alunni.
    e come mai il PIL diminuirà? .Con questo governo a pensare male non si sbaglia mai.

  • RUBY(amica di Silvio)

    Tutti gli stati occidentali avanzati hanno affrontato la crisi economica mondiale non toccando tre strutture: la scuola, l’università, la ricerca. Barak Obama ha sottratto risorse, per dire, al ministero degli Interni americano, ma ha fatto crescere gli investimenti pubblici nei tre campi dei giovani e del futuro: scuola, università, ricerca. Da noi, si spiana. Altri documenti di governo che sottendono il Def tremontiano hanno detto qualcosa sul nostro futuro, qualcosa di angosciante: “Nei prossimi trent’anni ci sarà una riduzione strutturale della popolazione scolastica”. Perché? Perché strutturale? Dobbiamo arrenderci al fatto che facciamo (e quindi faremo) meno figli? Ma non è forse che la gioventù strutturalmente precaria fa meno figli perché non ha idea di come potrebbe precariamente mantenerli? O forse la riduzione scolastica immaginata da Tremonti è figlia dell’idea che la gioventù precaria tornerà a fare lavori manuali, ben pagati peraltro, abbandonando un’utopia sessantottesca di accrescimento culturale e potenziamento della cittadinanza attraverso la scuola? Ancora, i migranti, che comunque hanno riportato la soglia della popolazione italiana intorno ai sessanta milioni, secondo questo governo non andranno nei prossimi trent’anni al liceo e all’università in Italia? Queste stime non tengono conto che negli ultimi anni la popolazione della scuola in verità è sempre cresciuta