Polso: spia di infarti e ictus?

Intervista al dott. Capizzi, primo autore della ricerca: lo studio della previsione del rischio cardiovascolare in bambini obesi.

dott. Marco Capizzi, Università "Sapienza" di Roma

dott. Marco Capizzi, Università Sapienza

Una vittoria tutta italiana quella raggiunta da un gruppo di ricercatori della “Sapienza” di Roma. Già dall’articolo apparso su “Circulation”, rivista scientifica dell’Associazione Americana di Cardiologia, il risultato di questa ricerca ha chiarito in che modo si riuscirebbero a prevedere in bambini obesi o sovrappeso ictus ed infarti nell’età adulta (vedi nostro articolo).

Ho il piacere di intervistare il dott. Marco Capizzi, componente del team di ricercatori in questione, membro della Commissione Scientifica della Fondazione “DEM” (Diabete, Endocrinologia, Metabolismo), nonché delegato “PWG/EJD” (Permanent Working Group of European Junior Doctors) per “U.E.M.S.-Endocrinology Section” (Unione Europea dei Medici Specialisti – sezione Endocrinologia).
Il PWG è un organo consultivo delle istituzioni europee che rappresenta circa trecentomila medici di differenti Paesi ed è connesso alle principali Organizzazioni mediche internazionali.

Dott. Capizzi, l’articolo che Lei e il suo team avete pubblicato su “Circulation” correla la circonferenza del polso dei bambini obesi con il rischio cardiovascolare. Da cosa nasce questa ricerca?

“È uno studio che va ad approfondire e definire delle intuizioni avute da alcuni padri della endocrinologia negli anni Quaranta. Tali intuizioni non avevano più trovato sbocco nel main stream (“corrente principale, di tendenza”, ndr) della ricerca internazionale per circa settanta anni. Erano state sepolte da altre interpretazioni predominanti. Tanto per intenderci, quello che leggiamo tutti i giorni sul giornale, che il grasso fa male, che il grasso è connesso con il rischio cardiovascolare”.

Invece, lo studio del suo gruppo di lavoro dove è arrivato?

“Questo lavoro associa per la prima volta un parametro antropometrico osseo con un marker di rischio cardiovascolare, come l’insulino-resistenza, e lo fa in soggetti giovani ed obesi”.

In parole povere, si collega la misura del giro-polso ad una molecola connessa al rischio cardiovascolare. L’insulino-resistenza cosa è?

“L’insulino-resistenza è la resistenza tissutale all’ormone insulina. L’ormone insulina è un ormone anabolico che consente allo zucchero di entrare nei tessuti e facilita il trofismo di questi, la loro crescita. L’insulino-resistenza si associa all’accumulo di grasso e al rischio cardiovascolare. Recentemente si è visto come abbia funzioni trofiche anche a livello del tessuto osseo e, quindi, faciliti la crescita ossea. Nei giovani obesi questa crescita dovrebbe essere incrementata per la presunta maggiore sensibilità del bambino a stimoli anabolici”.

Il risultato di questa ricerca allora avrà sicuramente un impatto clinico ampio?

“Infatti. L’ampia diffusione delle malattie metaboliche a cui è connessa l’insulino-resistenza rende il risultato di questo lavoro interessante e, sì, potenzialmente di ampio impatto clinico. La predizione precoce, infatti, consente di effettuare una prevenzione precoce e, se lo studio sarà confermato, in questa ed altre popolazioni e in studi con tagli longitudinali, si aprirebbero i margini per migliorare la predizione precoce del rischio cardiovascolare”.

Con Lei hanno lavorato diverse persone…

“Si, vorrei ringraziare tutte le persone che hanno creato questo lavoro, come quelle con cui lavoro quotidianamente, ovvero Gaetano Leto, Antonio Petrone, Simona Zampetti e Maria Luisa Spoletini. Oltre a noi, poi, ci sono gli appartenenti agli altri gruppi, sempre della Sapienza, come i pediatri Raffaele Edo Papa e Andrea Vania, i radiologi Marcello Osimani e Marco Mastantuono e lo statistico John Osborne.

Vorrei inoltre ringraziare la professoressa Buzzetti del polo Pontino della Sapienza, mio tutor in specializzazione e coordinatore scientifico del lavoro, ed il professor Lenzi, presidente del CUN-Consiglio Universitario Nazionale.

Ma i ringraziamenti sono d’obbligo anche per la Società Italiana di Diabetologia, per la borsa di studio che mi ha consentito di portare avanti il lavoro, per il nostro Rettore Luigi Frati e alla memoria del professor Umberto Di Mario, grazie al quale ho iniziato un percorso che mi ha portato fino a qui. Un’ultima cosa, approfittando della Pasqua appena sopraggiunta, vorrei ringraziare anche la mia famiglia, perché mi ha sempre sostenuto anche quando bisognava andare avanti gratis et Amore Dei”.

Inserita da il 28 aprile 2011