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Siti Unesco campani in pericolo

Legambiente racconta i mali dei 5 siti campani patrimonio dell’Umanità e chiede un confronto per una nuova legge sul turismo

Centro Storico di Napoli, Reggia di Caserta, Area archeologica di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, Costiera Amalfitana rappresentano un capolavoro del genio umano. Sono esempi eccezionali di arte, architettura e natura, in grado di raccontare la cultura e la storia della nostra civiltà esistente o scomparsa. Sono luoghi e opere uniche al mondo e per questo rientrano nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco, che le seleziona secondo criteri molto stringenti.

In Campania sono cinque, tesori lasciati – dopo aver ottenuto il prestigioso titolo – al proprio destino, senza fondi per il mantenimento e a volte senza alcun tipo di cura. Nella settimana dedicata alla cultura Legambiente richiama l’attenzione sulle emergenze dei siti campani patrimonio dell’Umanità con il dossier “Unesco alla Napoletana” e chiede che il riconoscimento attribuito dall’organizzazione delle Nazioni Unite sia valorizzato meglio e non rimanga solo sulla carta come spesso avviene.

I territori dei cinque siti Unesco campani, infatti, sono afflitti da situazioni critiche più o meno gravi che ne mettono a repentaglio il futuro. Tra questi ci sono beni paesaggistici unici al mondo come la costiera Amalfitana, un tratto di costa che tutto il mondo ci invidia, dove dilagano abusivismo edilizio ed emergenza rifiuti; il Centro Storico di Napoli, stretto nella morsa del traffico, dei parcheggi abusivi e non, dei rifiuti e degli atti microcriminali ai danni di monumenti, con graffiti e manifesti selvaggi, e dei turisti.

In pericolo anche le famosissime Pompei ed Ercolano che lottano quotidianamente contro il degrado, l’emergenza crolli, i rifiuti, gli abusi edilizi e la scarsità di servizi. Per non parlare del mare di auto parcheggiate nella Reggia di Caserta che affogano con le lamiere le bellezze dei cortili della Reggia Vanvitelliana o il Parco Nazionale del Cilento e Vallo Di Diano dove negli ultimi anni si diffonde sempre di più abusivismo edilizio pregiato e sulla costa.

“La Campania è una Regione custode di un patrimonio di arte, cultura e storia unico e irriproducibile – ha commentato Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania – ed è ingiusto nei confronti delle generazioni future ospitare siti e monumenti patrimonio mondiale dell’umanità in territori che spesso sottovalutano e non sono in grado di tutelarli e valorizzarli come grande ricchezza culturale e anche come chiave di uno sviluppo diverso, sostenibile ed economicamente all’avanguardia”.

“Il recupero e la valorizzazione dei beni culturali deve diventare l’asse portante di un diverso sviluppo del turismo della Regione – ha commentato Carmine Maturo responsabile Turismo e BB.CC. Di Legambiente Campania –. Un turismo che sia sostenibile e responsabile, che privilegia la vivibilità dei luoghi, e sia partecipato e coinvolgente, rifiutando il “mordi e fuggi”. Per questo è necessario ed urgente – conclude Maturo – una legge regionale sul turismo che possa lanciare un messaggio forte per trasformare il turismo di massa in una concreta opportunità per lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’immenso patrimonio culturale della Campania”.

Autore Pubblicato il 13/04/2011 Bianco Andrea

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  • Pubblicato 13/04/2011
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