Più sei magra più guadagni

E' quanto emerso da recenti studi americani condotti nel mondo del lavoro, dove le donne in sovrappeso guadagnano meno delle colleghe più snelle

Inserita da il 12 giugno 2011

Uno studio del prestigioso “Journal of applied psychology”, ripreso da Forbes, ha rivelato quanto il peso di una donna influisca sul suo guadagno lavorativo. Secondo le stime le donne “molto magre” guadagnano circa 22 mila dollari (ossia 15 mila euro) in più delle loro “colleghe normopeso”. Un rapporto inversamente proporzionale, quello tra guadagno e chili: più aumenta il peso, infatti, più diminuisce il salario.

La ricerca è stata portata avanti da due studiosi, Timothy A. Judge della University of Florida, e Daniel M. Cable della London Business School. Dalla loro ricerca è emerso che non solo le donne guadagnano meno se hanno un peso standard, ma sono addirittura punite se sono sovrappeso: le lavoratrici “pesanti” perdono più di 9 mila dollari ogni anno se paragonate con le loro colleghe più snelle.

Il fenomeno non si registra tra gli uomini, dove il peso non ha effetti rilevanti sul guadagno in ambito lavorativo.

Una ricerca simile è stata condotta anche in Finlandia, dove si è giunti agli stessi risultati: il peso costituisce un ostacolo per le donne che ambiscono a fare carriera, mentre non è così per gli uomini. Le donne obese di elevato livello di istruzione guadagnano circa il 30% in meno (almeno 5.000 euro all’anno), rispetto alle donne di peso normale. Nessun effetto statisticamente significativo, invece, in ambito maschile.

Questi tipi di pregiudizi nei confronti delle donne non sono nuovi negli ambienti lavorativi: lo aveva già rivelato uno studio del 2004 dell’americana Cornell University.

Il problema affligge le donne che lavorano in tutti i campi, a partire dal mondo tutto luci e red carpet delle star di Hollywood: qui le attrici per fare carriera devono essere magrissime; non è un mistero che molte celebrità siano sull’orlo dell’anoressia, quasi trasparenti (Angelina Jolie, Megan Fox, Victoria Beckham). L’esempio non è dei migliori e fortunatamente la tendenza sembra che sia in arresto, grazie a grandi donne dello spettacolo e della politica a stelle e strisce (prime fra tutte Oprah Winfrey e Michelle Obama) che sono riuscite ad imporre la loro personalità, il loro carisma e la loro intelligenza “nonostante” un fisico curvy.

Grazie a loro l’immaginario femminile della donna di potere americana sta forse finalmente cambiando.

E in Italia? Nel nostro Paese il tasso di disoccupazione femminile è il più alto dell’Unione Europea, pari a circa il 49%.
Monica Boselli, responsabile dell’agenzia di headhunting MB Research, ritiene che “una volta che sono assunte le persone sovrappeso, sia uomini che donne, non vengono retribuite diversamente dalle normopeso. Mentre ai colloqui di lavoro l’aspetto fisico in generale e principalmente il peso corporeo, a parità di competenze e credibilità, influiscono nella scelta di un candidato o di un’altro, soprattutto se si parla di donne. Parlando poi di lavori nell’ambito della moda, per certi versi è comprensibile che si scelga una persona più magra quando si tratta di un posto che prevede un ruolo di rappresentanza. Questo tipo di scelta diventa meno plausibile quando si tratta di cercare, ad esempio, una addetta alla produzione interna all’azienda di moda. Ma così vanno le cose, almeno per adesso”.

In questi giorni Daniela Fedi e Lucia Serlenga, giornaliste di moda, pubblicheranno il loro libro “Curvy” (edito da Mondadori) dove spiegano che non si dovrebbe più parlare di dittatura della magrezza, ma nemmeno di quella della grassezza, ma provare a prendere una strada diversa, in nome della salute e dell’accettazione di sé, per non far sì che si rimanga intrappolati in dolorose lotte contro se stesse e il proprio corpo.