E’ il 9 maggio, Melania Rea è stata ritrovata morta appena venti giorni prima, ma Salvatore non esita a mettersi in contatto con l’amante Ludovica.
Dalle intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra i due emergono particolari sconcertanti: la soldatessa si preoccupa unicamente di avere da Parolisi conferma del suo amore per lei, mentre lui, dal canto suo, non appare per nulla turbato o addolorato per la triste sorte toccata alla moglie.
Ludovica è risentita, non ha accettato la scelta del caporalmaggiore di mostrarsi in tv per dichiarare il proprio amore per la moglie da poco scomparsa e per urlare al mondo quanto la loro unione fosse solida e stabile.
Tutte menzogne.
Dall’altro capo del telefono Salvatore evita le domande di Ludovica, preoccupato solo di mettere in guardia l’amante e di saperne di più sui colloqui con gli inquirenti.
“A loro cosa gli hai raccontato? Quante volte ci siamo visti? Cosa gli hai detto?” chiede con insistenza alla ragazza.
Un’ansia e una preoccupazione che hanno insospettito gli inquirenti, avvalorando la tesi che ad uccidere Melania sia stato proprio Parolisi, stretto nella morsa delle bugie, pressato dall’amante e ignaro di come comportarsi nei riguardi della moglie.

