mercoledì, 23 maggio 2012 - S. Desiderio
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Cortei studenteschi contro la riforma Gelmini

Gli studenti di 90 città protestano contro i tagli alla scuola pubblica

Gli studenti delle scuole superiori e gli universitari hanno dato vita a diversi cortei organizzati in 90 città italiane, per protestare contro la riforma Gelmini e  i tagli all’istruzione pubblica. Nelle grandi città la protesta ha assunto le dimensioni più ampie di una rivolta contro le banche e gli emblemi dell’economia finanziarizzata.

A Milano un corteo di giovani accompagna lo striscione-simbolo con la frase “save schools, not banks“: la protesta culmina con la tentata irruzione nella sede di Moody’s, l’agenzia di rating che martedì scorso ha ulteriormente declassato i titoli di stato nazionali e molti enti locali. Gli studenti hanno lanciato uova e vernice contro l’ingresso dell’agenzia e contro le banche, tentando un’irruzione bloccata dagli agenti di polizia. Il corteo ha poi circondato il palazzo della Regione, dove non è mancato qualche scontro con le forze dell’ordine, per poi terminare pacificamente a porta Venezia.

A Roma si sono uniti agli studenti i lavoratori della scuola dell’Unicobas in sciopero: oltre al presidio di fronte al Ministero dell’Istruzione, il corteo ha sfilato in centro tra gli applausi, per poi essere bloccato dalle forze dell’ordine quando ha deviato dal percorso autorizzato.

Oltre 20 mila gli studenti che a Napoli hanno invaso il centro della città, da piazza del Plebiscito a Corso Umberto. Lo striscione in testa al corteo recita “E’ giunta l’ora diamogli una lezione”. Quando una parte del corteo arriva a palazzo S. Giacomo, il sindaco scende in strada per incontrare gli studenti: accolto dai cori dei ragazzi, De Magistris ascolta le loro richieste e li invita a lottare per i loro diritti, perchè “il sapere è un bene comune e va difeso“.

 

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Autore Pubblicato il 08/10/2011 Gagliardi Claudia

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  • Pubblicato 08/10/2011
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  • mario

    Il problema è che la riforma Gelmini ha si intaccato (solo in parte) il potere dei baroni, ma questa era solo una scusa per tagliare a man bassa sulla scuola.
    Un messaggio chiaro agli italiani, è finito il tempo del diploma facile, ora costa.
    E si torna ahimè alla selezione economica.
    Però bisogna dire che la scuola fatta di insegnanti del 6 politico e della complicità tra studenti e insegnanti ha delle responsabilità innegabili.
    Alla fine una fetta enorme di società ha detto basta a questa complicità per il semplice motivo che non rende (perchè gli studenti non sono preparati al lavoro) e in secondo luogo costa cara.