Gianfranco Fini: pensioni e patrimoniale per il decreto sviluppo

Il Presidente della Camera intervistato a Che tempo che fa illustra la sua ricetta economica per affrontare la crisi

Inserita da il 24 ottobre 2011

Mi viene in mente Quasimodo: ‘Sei ancora quello della pietra e della fionda’, uomo del mio tempo. C’è un che di barbarico ancora negli uomini”. Così Gianfranco Fini ha esordito nell’intervista a Che tempo che fa: alla prima impressione sulla morte di Gheddafi, ha aggiunto il suo ricordo personale della visita del Raìs in Italia. Gheddafi aveva un appuntamento istituzionale col Presidente Fini, ma dopo due ore non si presentava, così Fini annullava l’impegno, rivolgendogli un messaggio molto diretto: “noi non siamo un albergo, rispetti le nostre istituzioni”.

Poi il Presidente esprime le sue perplessità sul decreto sviluppo, tanto annunciato dal governo ma non ancora presentato: “rischia di diventare un’araba fenice”. Ma cosa dovrebbe contenere il decreto? Innanzitutto l’alzamento dell’età pensionabile ad uno standard europeo, per far sì che “ciò che lo stato risparmia” vada a costituire “un fondo per l’occupazione e l’imprenditoria giovanile”. E poi c’è la patrimoniale, già auspicata qualche settimana fa, nello stesso salotto, dalla Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: “bisogna tirare la cinghia, chi ha di più deve dare di più”. E quando Fazio gli fa notare che la patrimoniale a Berlusconi non piace perchè colpisce l’elettorato di centrodestra, il Presidente risponde che “colpisce certamente lui, non gli impiegati e gli imprenditori che votano il centrodestra”. Bocciato invece senza appello il condono fiscale, perchè innanzitutto è un provvedimento una tantum (a differenza della patrimoniale che è strutturale) e poi perchè premia i furbi: “per questo in Italia non si riesce a combattere l’evasione fiscale, perchè si pensa sempre che ‘tanto prima o poi arriva il condono’…”.

Sul rapporto tra Berlusconi e Bossi, Fini parla di “reciproca convenienza politica“, che si traduce nel consentire a Bossi di irridere l’unità nazionale e fare gestacci contro il tricolore in cambio dei suoi voti sulle leggi in materia di giustizia. Sulla questione dimissioni Fini ha le idee chiare: “Berlusconi è molto tenace, difende interessi specifici“, cioè i suoi, s’intende. E il Terzo polo invece, che ambizioni ha? Fini mette subito in chiaro che vuole fare “un’alleanza per qualcosa e non contro qualcuno” ed esclude di potersi ancora alleare con Berlusconi in futuro, ma non chiude le porte ad un Pdl senza il Cavaliere.

Fini fa poi un bilancio del berlusconismo: il danno peggiore che Berlusconi ha causato alla destra italiana è stata la svaluatazione del valore della legalità, che è un principio sacrosanto per il Presidente, mentre per Berlusconi vale la regola “chi sbaglia paga, poi però poi si fa certe leggi…“. L’altro errore grave è stato l’aver regalato alla sinistra la bandiera della giustizia sociale e dell’identità nazionale, svenduta in nome dell’alleanza con la Lega. Qualcosa di buono però nel berlusconismo c’è stato, cioè l’aver “dimostrato che si può dar vita a maggioranze di centrodestra, mentre prima la destra era considerata inidonea a governare“. E parlando di legge elettorale e di possibili elezioni anticipate (“Berlusconi punta a sopravvivere ancora qualche settimana per scongiurare governo tecnico, poi si andrà a votare“, ha dichiarato Fini), Fazio chiede al Presidente della Camera quale sarà prossimo inciampo per il governo: “beh, siccome è fermo, rischia di non inciampare mai!“.

Chissà come mai questa affermazione non suona rassicurante!