Il piano d’emergenza presentato dall’Italia ai vertici dell’Unione europea ha incassato il giudizio positivo delle istituzioni e dei partner che hanno analizzato l’ormai famosa lettera d’intenti del premier Berlusconi. Il presidente della Commissione Europea Barroso ha però sottolineato che “gli impegni non bastano, bisogna verificare che vengano realizzati“. Il difficile arriva adesso, dunque. L’esame è stato superato, ma l’avvertimento delle istituzioni europee è chiaro: rimaniamo un paese sotto osservazione, con i vertici dell’Unione che vigileranno sull’implementazione delle riforme annunciate.
Il presidente del Consiglio Ue, Van Rompuy, ha chiesto che entro la fine del 2011 il governo presenti un un piano dettagliato sull’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. E come se il messaggio non fosse già abbastanza chiaro, anche il Commissario Ue agli Affari economici Rehn ha sottolineato che l’Unione “vigilerà molto da vicino sul rispetto degli impegni presi dall’Italia, che ha presentato un piano di riforme chiaro e una tabella di marcia ambiziosa“. In particolare, il Commissario specifica che l’Italia sarà monitorata da Commissione e Consiglio europeo per quanto riguarda il “consolidamento del bilancio pubblico e le riforme strutturali che rafforzeranno la crescita economica”.
A proposito di riforme strutturali e di crescita economica, secondo i sindacati e le opposizioni in Italia il binomio non è per niente perfetto: Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono uniti nel condannare le misure sul lavoro previste dal piano del governo, tanto che tutti si dicono pronti allo scipero generale qualora le misure di semplificazione dei licenziamenti fossero confermate. “L’unico licenziamento facile che vogliamo è quello del governo“, ha dichiarato in modo lapidario Susanna Camusso, segretario della Cgil. Apprezzamenti invece arrivano dal fronte degli industriali, dove pure la Marcegaglia si era mostrata fortemente critica nei confronti del governo, almeno fino a qualche giorno fa: la lettera all’Ue è vista come “un passo nella direzione giusta“, soprattutto (e c’era da aspettarselo) per la riforma del mercato del lavoro, che permette di “eliminare le rigidità e introdurre più flessibilità“. Si vede che gli esiti della legge 30 sul lavoro, quella che ha introdotto la giungla di contratti a tempo determinato (co.co.co, co.co.pro. e quant’altro), non rappresentano un problema da risolvere per gli industriali.
Non sono dello stesso avviso le forze dell’opposizione: perfino un moderato (quale ama definirsi) come Casini, ha parlato di un rischio forte per la coesione sociale. Per il leader Udc la lettera del premier è “un patto scellerato tra Berlusconi e Bossi, che in cambio della libertà di licenziamento non tocca le pensioni“. E ci pensa proprio Berlusconi a chiudere il discorso alla sua maniera, ovvero rilasciando una dichiarazione in uno dei programmi televisivi a lui più congeniali, il Tg1 di Augusto Minzolini: “le opposizioni invece di ripetere la solita cantilena e chiedere le mie dimissioni, avrebbero tutto da guadagnare se si confrontassero sul merito comportandosi con senso di responsabilità“. La sensazione, però, è che nessuno abbia voglia di trattare con un governo che, nonostante tutto, sembra destinato a cedere alle elezioni anticipate, e soprattutto nessuno che voglia entrare nell’orbita di un leader ormai sul viale del tramonto.

