Nuove nomine al governo dopo la fiducia

Malumori nel Pdl per le promozioni a viceministro e sottosegretario dei deputati che hanno salvato la maggioranza

Dunque la fiducia c’è stata: 316 voti a sostegno del governo Berlusconi. Dunque si va avanti: il Premier dice fino al 2013, anche se Fini pronostica le elezioni in primavera. Dunque tutto come prima. Ma da dove riparte il governo? Forse dal decreto sviluppo, tanto promesso e non ancora presentato? O dalla riforma fiscale, altra chimera inseguita dal Premier? Probabilmente si ripartirà da ciò che gli interessa di più, cioè il Ddl intercettazioni, che vorrebbe limitare l’utilizzo delle stesse come strumento d’indagine e impedirne la pubblicazione. Prima però bisogna ringraziare gli amici: non si può non regolare i conti con tutti coloro che hanno permesso alla maggioranza di tenersi in piedi. In Italia funziona così: più che un Parlamento, in pratica, un supermercato, dove prendi ciò che ti serve e poi passi per forza dalla cassa.

Così, alla luce del sole, si è pagato il prezzo di quei deputati che hanno permesso il raggiungimento di quota 316. Catia Polidori, ex finiana, è stata promossa da sottosegretario a viceministro, come lei pure Aurelio Misiti, già nominato sottosegretario alle Infrastrutture nel maggio scorso, dopo il voto dei Responsabili che ha salvato il governo il 14 dicembre 2010, oggi promosso viceministro. Anche un ex seguace di Scajola, Guido Viceconte, coinvolto nella prima indagine su Gianpaolo Tarantini in Puglia, nel 2002, sugli appalti nella sanità, è stato nominato sottosegretario all’Interno. Completa il quadro la nomina a sottosegretario all’ Istruzione di Giuseppe Galati, appena prosciolto dalle accuse di truffa e associazione a delinquere per il processo Turbogas.

Saldati i debiti, però, è subito scoppiata la protesta interna contro le nomine immediatamente successive all’ennesimo voto di fiducia. La presa di posizione più netta è quella di Enrico Costa, capogruppo in commissione Giustizia, che si fa portavoce delle tensioni in Parlamento: “Credo di rappresentare un forte malumore condiviso con il 99% del gruppo“. La palma del commento più lapidario la merita però Bersani, che in barba al suo politichese sempre un pò fumoso, ha dichiarato: “Sembra il mercato di Porta Portese…“.

 

Inserita da il 16 ottobre 2011