Pubblicità shock: Faccio la escort

Campagna contestata per il brand Francomina. De Magistris e Alemanno ne bloccano la diffusione

Inserita da il 12 ottobre 2011

Sono Maddalena, faccio la escort e non sono una ragazza facile”. Questo il claim della discordia: la campagna pubblicitaria del brand Francomina usa questa ed altre frasi shock per scandalizzare il pubblico e far parlare di sè.
Comparsa sui manifesti e sugli autobus di diverse città italiane, la campagna ha sollevato un polverone.
Il visual del messaggio è semplice ed incisivo: marchio in alto a destra, immagine di una giovane donna vestita Francomina, poi la frase incriminata. A dire il vero di frasi imcriminate ce ne sono un bel pò: si passa dall’allusione blasfema di “Sono Maria, non sono vergine e ho una forte spiritualità”, al riferimento biblico di “Sono Eva, mi piacciono le mele e non cedo sempre alle tentazioni”, ma anche alla rivendicazione di indipendenza di “Sono Monica, lavoro in politica e non vado a letto con nessuno”.
Un mix tra il luogo comune e la sua negazione, che avrebbe dovuto, nelle intenzioni dei creativi, proporre l’immagine di una donna emancipata, che afferma con orgoglio la sua identità e rifiuta i conformismi.

Peccato che l’esito sia stato poco felice: la campagna ha suscitato uno sdegno almeno pari al clamore, e il tentativo di rompere gli schemi tradizionali della rappresentazione femmminile in realtà si è trasformato nella riproposizione di uno stereotipo sessista e maschilista che niente ha a che vedere con l’anticonformismo. La prima voce ad alzarsi è stata quella del “moralizzatore” per eccellenza della politica italiana, il sottosegretario Carlo Giovanardi, che un mese fa sentenziò: “Quello di Fracomina è un giochino miserabile. Non posso certo impedire di celebrare l’orgoglio di essere escort, è una libera scelta, quello che è giusto impedire invece è il riferimento a Maddalena e Maria. Non possiamo tollerare la strumentalizzazione di un simbolo religioso per milioni di italiani”. Il problema quindi non è l’orgoglio escort, ma l’azzardato simbolismo religioso.

Allo stesso modo contrariato, ma con l’attenzione rivolta alla rappresentazione della dignità della donna, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha condannato la campagna perchè trasmetterebbe “l’idea che una donna che vende il suo corpo non si uniformi. L’immagine che invece dobbiamo dare – ha sottolineato - é quella della donna che la mattina si alza, pensa alla sua famiglia, ai figli e che va al lavoro senza utilizzare il suo corpo per fare soldi”.
Dello stesso avviso il comune di Roma, che ha emanato un’ordinanza per la rimozione dei manifesti ritenuti offensivi. Pare però che la questione non trovi pace: l’azienda infatti ha annunciato che presenterà ricorso al Tar del Lazio contro l’ordinanza secondo la quale i manifesti “utilizzano rappresentazioni grafiche e di comunicazioni dei messaggi obiettivamente percepiti come lesivi della dignità della donna“. Chi la spunterà?