Silvio Berlusconi investe nei giochi on line

Un'azienda della famiglia del Premier ottiene la concessione dai Monopoli di Stato per operare nel business del gioco virtuale: è l'ennesimo conflitto di interessi per il Presidente del Consiglio

Ormai il conflitto d’interessi sembrava quasi dimenticato: gli italiani si sono forse abituati ad avere un Presidente del Consiglio che è anche editore, magnate dei media, proprietario di banche e assicurazioni, presidente di una squadra di calcio, e soprattutto si sono abituati al fatto che nessuno lo faccia più notare. A ricordarcelo oggi è la puntata di Report di Milena Gabanelli in onda su Rai3, che ci informa su una faccenda curiosa che riguarda la famiglia Berlusconi.

Pare che, oltre alle numerosissime partecipzioni societarie già consolidate da anni, la primogentita del Premier e presidente di Mondadori, Marina Berlusconi, sia entrata a far parte, attraverso la sua società Glaming, del business del gioco d’azzardo on line. Il fatturato dei giochi negli ultimi anni è cresciuto anche grazie a leggi che ne hanno favorito l’incremento, tanto da essere stimato oggi intorno ai 70 miliardi di euro: di conseguenza sono aumentate le concessionarie che effettuano la raccolta delle giocate per lo Stato, che le autorizza attraverso i Monopoli. L’ultima concessionaria in ordine di tempo è la Glaming, la cui proprietà fa riferimento al Presidente del Consiglio, in quanto controllata da Mondadori per il 70% , e per il restante al 30%,  in parte da una fiduciaria e in parte da Marco Bassetti, consorte del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi.

In sintesi quindi, l’amministrazione dei Monopoli di Stato, che dipende dall’esecutivo, concede l’autorizzazione a gestire le giocate on line ad una società che appartiene di fatto al Presidente del Consiglio di quello stesso esecutivo. E un pò quello che è accaduto in tutti questi anni, in forma macroscopica, con le tv: le frequenze via etere sono un bene pubblico, che lo Stato concede con apposite autorizzazioni a chi ha i requisiti per ottenerle. Eppure prima di Report nessun quotidiano aveva parlato di questo ennesimo episodio di interessi in conflitto. Sarà che dopo tanti anni siamo talmente assuefatti alla contaminazione tra chi dà e chi riceve, tra controllori e controllati, tra pubblico e privato, che neanche ci facciamo più caso?

Inserita da il 31 ottobre 2011