Crisi greca e debito italiano: crollano tutte le Borse europee

L'annuncio di Papandreou di un referendum popolare sugli aiuti europei getta i mercati nel caos. L'Italia è il secondo Paese tra quelli più a rischio: Piazza affari chiude in picchiata

Inserita da il 1 novembre 2011

E’ stata una giornata devastante per i mercati europei: le Borse hanno risentito dell’annuncio del governo greco di indire un referendum, che dovrebbe tenersi nel 2012, per chiedere ai cittadini di accettare o meno gli aiuti europei e le severe misure di austerità imposte dalla Bce.
L’ipotesi ha avuto l’effetto di una bomba esplosa su tutti i mercati finanziari: cosa accadrebbe se i Greci rispondessero di no al quesito referendario? La Grecia, già esposta al rischio default, fallirebbe trascinando con sè tutti i mercati europei e uscirebbe dalla moneta unica mettendo in pericolo la sua stessa esistenza.

Quella di Milano è la peggiore piazza finanziaria: Piazza Affari perde il 6,8 % alla chiusura, ma durante la giornata ha oscillato anche oltre il 7 %. A risentirne in particolare sono stati i titoli bancari: Unicredit e Banca Intesa sono stati sospesi due volte per eccesso di ribasso.
Il nostro Paese è la seconda potenza industriale europea, siamo terzi per forza economica, eppure il nostro debito pubblico è talmente devastante da rendere la situazione italiana la più preoccupante dopo quella greca.
L’indicatore più grave è il valore dello Spread, il differenziale tra il rendimento dei nostri titoli di Stato e quelli tadeschi, i più stabili in assoluto: quando sale lo Spread aumentano gli interessi da pagare sul debito pubblico e quella di oggi, 440, è una soglia mai toccata prima da quando esiste l’euro.

Contagiata dalla sfiducia dei mercati, l’Italia sta affrontando la fase più grave dall’inizio della crisi: il Presidente della Repubblica è intervenuto con una nota, a mercati già chiusi, per invocare la “improrogabile assunzione misure urgenti”, sulla cui attuazione il Quirinale vigilerà attentamente. Napolitano ha spiegato che verificherà le condizioni di “un’ampia collaborazione tra le forze politiche e quelle economiche e sociali”: forse è il primo vero accenno del Presidente a quelle larghe intese più volte invocate dalle opposizioni, che si sono rese disponibili a dare il loro apporto per l’attuazione delle misure anticrisi.

Intanto l’allarme internazionale è a livelli altissimi. Il premier greco Papandreou è stato convocato con urgenza dai rappresentanti dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale per discutere dell’annunciato referendum: le banche francesi e tedesche sono le più esposte col debito greco, per questo si cercheranno misure per evitare il contagio. Intanto non si può fare a meno di notare che è bastato l’annuncio di una consultazione popolare a mettere in stato d’allarme tutte le più grandi istituzioni finanziarie d’Europa: paura del giudizio dei cittadini?