Dopo l’annuncio delle dimissioni “a posteriori” del Presidente del Consiglio, il day after è stato caratterizzato dall’allarme speculazione sui titoli italiani: la Borsa di Milano ha chiuso una giornata difficilissima a -3,78, bruciando 13 miliardi di capitalizzazione. I titoli peggiori sono quelli bancari, con Unicredit e Intesa che perdono rispettivamente il 6,81 e il 4,25%. Ma chiudono in perdita anche i titoli delle società che fanno capo al premier Berlusconi: il gruppo Mediaset ha subìto un pesante contraccolpo, cedendo il 12,04%, Mediolanum ha perso il 4,08% e Mondadori il 2,93%.
E’ stato un mercoledì nero soprattutto per lo Spread: il differenziale tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi ha toccato un nuovo record dall’introduzione della moneta unica, raggiungendo quota 574. Segno, questo, che i mercati non hanno intravisto condizioni di affidabilità nell’annuncio delle del premier Berlusconi: non si fidano della promessa, insomma.
Nell’allarme generale scatenato dalle pressioni sui titoli del debito pubblico italiano, il Presidente della Repubblica ha voluto rassicurare gli investitori e i partner europei, a mercati ancora aperti, attraverso una nota ufficiale: “non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto“. Dunque il Premier rimetterà certamente il suo mandato “con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012“, legge che “sarà approvata nel giro di alcuni giorni” (pare entro domenica, sia dal Senato che dalla Camera). Seguiranno “immediatamente (…) le consultazioni del Presidente della Repubblica” per verificare la possibilità di una maggioranza alternativa, in caso contrario si indiranno nuove elezioni. “Sono pertanto del tutto infondati i timori che possa determinarsi in Italia un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare (…), conclude la nota del Quirinale.
In serata poi, è arrivata la svolta decisa verso l’ipotesi, fra le più accreditate, di un governo tecnico a guida Mario Monti: l’economista, ex commissario europeo e presidente della Università Bocconi di Milano, è stato nominato senatore a vita con decreto del Presidente Napolitano. Oggi Monti farà rientro in Italia dalla Germania: l’incarico a cercare le famose “larghe intese” in Parlamento sembra ormai ad un passo.

