Era una notte buia e tempestosa quando Sandro Bondi, con in mano il pallottoliere preferito di Renzo Bossi, faceva il conto di quanti deputati erano rimasti alla camera.
Silvio da Arcore non era impensierito: “In camera sono abituato a stare in minoranza”. Sua emittenza era sicuro. Godeva della protezione di Bettino da Hammamet e poteva contare sulla fedeltà dei suoi aPPPPostoli.
Fu sera e fu mattina. Alla camera si votava il rendiconto dello stato. Quelle del Partito della Libertà erano schierate tutte dalla parte del presidente. La folla di ministri e deputati (pensa che in questo momento, proprio mentre stai leggendo, stanno seriamente lavorando) era pronta a premere il pulsante che gli avevano detto di premere.
Poi il quadro luminoso emise il responso. Come allo stadio, quando il led del tabellone impietoso ti ricorda che la tua squadra ha perso la sfida, così alla camera la maggioranza scomparve. Eran 308, giovani e forti, altri 8 eran morti (non letteralmente).
Silvio da Arcore si chinò sul banco e scrisse: “308”, “- 8 traditori”, “Ribaltone”, “voto”, “presidente Repubblica” e “una soluzione”.
Molti commentatori delle Res Gestae Divi Silvii hanno interpretato quelle parole come la volontà di sua emittenza di organizzare i prossimi festini al Quirinale.
Io non so cosa accadrà. Il presidente del consiglio forse si dimetterà e la storia diventerà leggenda.
Ma alla fine di questa triste storia sono sicuro che Silvio da Arcore riceverà il conforto di tutti i suoi veri amici. Troverà tante altre ragazze che gli si concederanno senza aspettarsi nulla in cambio (promesse di carriera, regali); i suoi fidati collaboratori veglieranno al capezzale senza la minima promessa di ricevere un soldo.
Silvio, siamo con te!

