Il teatro come palcoscenico della vita, da sempre infatti ripropone storie vere, magari divertenti o anche drammatiche, come in questo caso, perché la vita di Enaiatollah Akbari non è affatto una passeggiata: un bambino nato in Afghanistan che all’età di dieci anni dovrà affrontare la durezza che il mondo degli uomini gli riserva; il padre è morto lavorando per un ricco signore. Il carico del camion che guidava è però andato perso ed ecco che il piccolo rappresenterebbe un giusto risarcimento ma la madre lo protegge, lo nasconde, non vuole che lui venga preso; tuttavia il bambino comincia a crescere ed allora deve andare via, il luogo dove è nato non è più sicuro.
La madre, colei che ogni volta cerca di proteggere e stare vicino alla propria creatura, deve spingerlo lontano da sé e così, dopo averlo accompagnato in Pakistan, lo lascia andare in un viaggio che lo condurrà fino all’Italia ma passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Il piccolo oggi è un adulto che racconta con coraggio la sua storia. Lo spettacolo teatrale con Roberto Salemi e Paolo Briguglia, è ideato e diretto da quest’ultimo ed Edoardo Natoli, che ce ne ha parlato con grande disponibilità:
Uno spettacolo con un tema molto difficile ma estremamente attuale che è quello dell’immigrazione, come è nata l’idea di fare una trasposizione teatrale dell’omonimo libro di Fabio Geda?
Mi ha coinvolto Paolo, lui aveva letto il libro ed aveva realizzato anche un audiolibro e si è reso conto di quanto potesse essere bello poterne realizzare uno spettacolo teatrale; così ha pensato a me, siamo grandi amici e ci conosciamo da anni. Io ero a Trieste girando un film ed ho letto il libro durante una pausa, in mezza giornata lo avevo già finito; mi ha commosso tantissimo, così l’ho chiamato, e abbiamo cominciato questa avventura.
Quali sono state le difficoltà emerse durante la realizzazione dello spettacolo?
Partendo dal presupposto che si tratta di una prima esperienza quindi questo già implica una certa difficoltà, abbiamo poi dovuto riadattare un libro in un monologo teatrale; ci siamo riusciti in un mese e mezzo e lo abbiamo fatto con molto impegno. Ci siamo resi conto di quanto basti volere tanto una cosa per riuscire a realizzarla.
Non è la tua prima esperienza da regista ma è di sicuro quella più impegnativa dato l’argomento trattato, come la descriveresti?
E’ stato formativo sia artisticamente che umanamente, soprattutto il cercare di far arrivare alle persone una vita come quella di Enaiatollah, una realtà molto distante dalla nostra. Ci ha permesso di immedesimarci, arrivare a pensare che quello che lui ha passato, se fossimo nati in quei luoghi, non sarebbe stato poi così lontano da noi. E’ una realtà che sentiamo ma che resta astratta, il nostro scopo è proprio quello di diffonderla, far sì che qualcosa si smuova.
Questo significa che ti rivedremo a fare il regista?
Spero di continuare su questa strada; la regia è prendere in mano una storia, che sia tua o meno e realizzarla, farla conoscere. Essere attore è un’ esperienza meravigliosa ma essere regista lo è ancora di più.
Enaiatollah Akbari ha avuto un giudizio positivo sullo spettacolo?
Non lo ha visto dal vivo ma gli abbiamo inviato un video; sia il suo giudizio che quello di Fabio Geda sono stati positivi.
Quali saranno le prossime date?
Saremo a Roma il primo dicembre al teatro di Tor Bella Monaca, ed il 2 e 3 al Teatro biblioteca del Quarticciolo.

