Alle radici della Malattia di Alzheimer all’Università di Pavia

La malattia di Alzheimer colpisce circa 10.000.000 di persone nella sola Europa: un numero associato ad ingenti costi sociali e sanitari e che è destinato a crescere con l’aumento dell’aspettativa media di vita della popolazione

Inserita da il 8 dicembre 2011

La lotta all’Alzheimer e il contributo scientifico che la ricerca pavese sta dando in ambito internazionale sono al centro del nuovo incontro del ciclo “Ricerca a Pavia: successi recenti”.
La dott.ssa Elisa Mura, del Dipartimento di Scienze del Farmaco, presenterà il 14 dicembre alle ore 17.00 in Aula Volta il progetto Alle radici della Malattia di Alzheimer, finanziato dall’Alzheimer’s Association. Introdurrà il prof. Stefano Govoni.
Nonostante siano passati più di cento anni dalla descrizione della prima paziente effettuata da Alois Alzheimer, non è ancora disponibile una cura in grado di arrestare il progressivo danno a livello del cervello a cui la patologia è associata.

La malattia di Alzheimer è causata dall’aumento dei livelli di una proteina, chiamata beta-amiloide, che tende ad accumularsi all’esterno delle cellule del cervello (i neuroni) provocandone la morte. Con il progredire della malattia, la morte dei neuroni causa perdita di memoria, difficoltà di linguaggio, calcolo, e giudizio, depressione e disturbi del sonno.
Studi recenti hanno però dimostrato che beta-amiloide è presente anche nel cervello dei soggetti sani, fatto che suggerisce che la proteina abbia un ruolo normale che viene alterato dalla malattia.
A tale riguardo, da alcuni anni Elisa Mura, Stefania Preda e Stefano Govoni della facoltà di Farmacia di Pavia, in collaborazione con un gruppo di farmacologi di Genova, hanno scoperto che beta-amiloide è in grado di regolare il rilascio di alcune molecole che servono da messaggeri tra i neuroni: i neurotrasmettitori.
I neuroni, infatti, comunicano inviando i neurotrasmettitori alle cellule vicine attraverso giunzioni sottili chiamate sinapsi e questa comunicazione è fondamentale per la regolazione delle funzioni cerebrali.
I ricercatori pavesi e genovesi hanno valutato l’effetto di beta-amiloide su differenti neurotrasmettitori in diverse zone del cervello. Attualmente si stanno focalizzando allo studio di neurotrasmettitori eccitatori (gli amminoacidi aspartato e glutammato) ed inibitori (l’amminoacido GABA) in un’area cerebrale, chiamata ippocampo, che è particolarmente danneggiata nei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer.
Del resto, in ippocampo il rilascio di questi tre neurotrasmettitori è fondamentale per la formazione della memoria e per l’apprendimento.
I dati preliminari dello studio mostrano che beta-amiloide modula in modo complesso il rilascio di questi neurotrasmettitori. Questi dati sono di particolare rilevanza perché portano alla luce uno scenario duplice: in condizioni normali beta-amiloide potrebbe essere fondamentale per la normale comunicazione tra neuroni e per la formazione dei ricordi ma un aumento incontrollato e patologico dei suo livelli potrebbe invece concorrere alla comparsa di precoci disfunzioni cognitive tipiche della malattia. Nelle fasi tardive della malattia, beta-amiloide raggiunge livelli tali da diventare tossica per i neuroni e le funzioni cognitive dei pazienti saranno sempre più compromesse fino alla demenza.
Dal momento che questa ricerca potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie, ora i due gruppi di ricerca stanno cercando di capire il meccanismo d’azione di beta-amiloide.
A tale scopo la ricercatrice pavese Elisa Mura ha recentemente ottenuto un finanziamento di 99.000$ dall’Alzheimer’s Association, importante organizzazione no-profit statunitense. Si tratta di un riconoscimento di rilievo in quanto quello di Elisa Mura è uno dei 6 progetti presentati da università europee che l’Associazione americana ha ritenuto di finanziare nel 2011, dopo aver selezionato 78 proposte tra gli 875 progetti di ricerca pervenuti da tutto il mondo.
Università di Pavia