Il Vaticano che paga l’Ici è un’utopia platonica

Tra Destra e Sinistra mai nessuno ha trovato il coraggio di far pagare le tasse alla Chiesa. Sarà davvero questa la volta giusta?

Inserita da il 10 dicembre 2011

vaticano, iciPerché una Repubblica democratica, che dovrebbe incentrarsi sui valori laici dello Stato, non riesce a trovare il coraggio di far pagare le tasse al Vaticano? Questa è la domanda che milioni di italiani si pongono, e non parliamo soltanto di intellettuali o economisti. In un periodo di crisi, come quello che attraversa il nostro Paese, l’argomento torna di moda anche nei bar. Molti pensano sia profondamente immorale chiedere di pagare l’Ici ai milioni di italiani in difficoltà col mutuo, mentre si continua a condonare miliardi di tasse al Vaticano. In effetti, in una logica di civiltà basata sulla ragione e il buon senso, il fatto viene percepito come una vera e propria ingiustizia, ben più di un semplice paradosso.

E’ vero, in Italia di paradossi ce ne sono tanti, e non dovremmo più stupirci di niente; ma quanto può ancora durare, la pazienza delle persone, nel momento in cui vedono la baracca affondare? Con l’avvento del governo tecnico sono stati molti ad auspicare un ritorno ad un minimo di ragionevolezza e laicità. A riguardo, è stato esemplare il parallelo di Curzio Maltese con la destra storica di Cavour e Minghetti. Il problema è che l’intuizione del giornalista di Repubblica, come la speranza dei tanti italiani che aspettavano una svolta, non aveva ancora elaborato alcune tematiche che avrebbero compromesso il paragone. Una su tutte, il rapporto col Vaticano. Come scrive Maltese rielaborando la propria idea: “Ai padri della destra storica, per quanto in maggioranza ferventi cattolici, il principio della laicità dello Stato era assai presente. Dopo l’Unità, i governi conservatori hanno dimostrato uno straordinario coraggio nel combattere i privilegi ecclesiastici, perfino nell’adottare misure all’epoca impopolari, come il divieto dei crocifissi nei luoghi pubblici e l’esproprio di parte dell’immenso patrimonio immobiliare della Chiesa, dopo il 1870”. Non si può infatti dire che tale quadro rispecchi le politiche adottate dal governo Monti relative al rapporto con il Vaticano. Un’ azione determinante che potrebbe giustificare un simile parallelo, potrebbe soltanto concretizzarsi nella decisione di fare pagare l’Ici al Vaticano. Senza troppi giri di parole, è questa la soluzione in grado di legittimare il paragone. Nell’articolo pubblicato su Repubblica, Maltese continua dicendo: “Mi accontenterei se il governo Monti, 150 anni dopo, trovasse il coraggio almeno di limitare i privilegi fiscali di cui la Chiesa continua incomprensibilmente a godere. Ma vi sono molte ragioni per dubitare che lo faccia davvero.”

D’altra parte questa è una patata bollente che, da anni, Destra e Sinistra si sono passati attenti a non scottarsi. Appare veramente difficile che un governo oggi possa assumersi una responsabilità così forte, nonostante ciò sia proprio il compito di un governo, assumersi delle responsabilità importanti. La Storia dice che la battaglia di giustizia, uguaglianza e laicità per tassare gli immensi patrimoni degli enti religiosi, è una causa persa a priori. In effetti, soltanto i Radicali ci hanno provato concretamente, e con pessimi risultati. Allora, che dire! È triste pensarlo, ma la verità è che le idee giuste e razionali, nel nostro Paese, possono vivere solo nell’utopia. Così è l’Italia, un Paese dove la speranza di uno Stato basato sulla giustizia e sulla razionalità vive soltanto nelle parole e nei pensieri delle persone. Come un mondo sospeso nel tempo o una realtà che si può solo descrivere nelle pagine di un libro. Come nel sogno di Platone di uno Stato ideale basato sulla giustizia, ma la realtà non è fatta per i filosofi e la politica è sin troppo reale.