All’alba di questa mattina, gli ultimi soldati americani hanno lasciato l’Iraq. L’inizio del giorno è coinciso con la fine di una occupazione durata quasi 9 anni. Era il 20 marzo 2003 quando l’esercito americano invadeva i territori iracheni per deporre il dittatore Saddam Hussein.
Oggi il dittatore è morto, con lui se ne sono andati (secondo le stime ufficiali) oltre 120mila civili e quasi 5mila soldati americani. Anche l’Italia ha pagato il suo prezzo con le sue 33 vittime. Una guerra costata tantissimo, non solo in termini di sangue; sono stati spesi tantissimi miliardi di dollari dal governo USA per sostenere le spese del conflitto.
“È iniziata la stagione dei rientri – ha detto il presidente Barack Obama a ottobre – nel corso delle festività di Natale le truppe saranno rimpatriate”. Quando non era ancora presidente, il senatore dell’Illinois aveva bollato la guerra in Iraq come una “idiozia”.
Oggi viene scritta la parola fine sulla tragedia e gli ultimi marines percorrono per l’ultima volta quelle terre aride e desolate. Torneranno a casa lasciando un Paese ancora insanguinato e caotico, dove la democrazia non è riuscita ad attecchire al suolo polveroso.
L’unico pensiero sarà a quelli che per l’eternità resteranno imprigionati in quei deserti silenziosi, dove si vive nella disperata sospensione del tempo, attendendo lo scoppio di una bomba o di un colpo di pistola. Loro non torneranno mai più a casa, prigionieri militari di una eterna “idiozia”.

