Manovra, tagli agli stipendi dei parlamentari

''Spetta al Parlamento decidere e non al governo. Cosa faremo lo vedremo'', ha dichiarato Pier Paolo Baretta

Inserita da il 10 dicembre 2011

E’ arrivata l’ora “x” anche per la “Casta”. Se si devono fare sacrifici per risollevare le sorti del nostro Paese, dobbiamo farli tutti! Nel mirino del governo, dunque, sono finiti anche i politici. La norma contenuta nella manovra sul taglio agli stipendi dei parlamentari, che prevedeva fino a 5 mila euro in meno per deputati e senatori, potrebbe essere rivista con un emendamento dei relatori o del governo.”L’emendamento potrebbe essere nostro o del governo”, riferisce il relatore del Pd Pier Paolo Baretta,  a margine dei lavori della Commissione Bilancio sulla manovra. ”La Commissione Giovannini deve portare a termine il suo lavoro – dice Baretta riferendosi al gruppo che sta studiando l’equiparazione degli stipendi italiani a quelli europei – ma il punto è che il governo non può agire con un decreto ma è il Parlamento che lo deve recepire”.

La commissione guidata dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, si dovrebbe esprimere, entro il 31 dicembre di quest’anno, fornendo uno studio di comparazione tra gli stipendi di parlamentari, amministratori, consiglieri e sindaci italiani e quelli dei colleghi europei. La manovra all’esame del Parlamento consente al governo di scendere in campo, attraverso un decreto legge, nel caso in cui lo studio della commissione non sia pronto per fine anno. Una misura che ha scatenato le polemiche di senatori e deputati, che rivendicano l’autonomia decisionale del Parlamento.

Il vicecapogruppo Pdl alla Camera Massimo Corsaro, in riferimento all’emendamento, ha precisato che non c’è nessuna intenzione di rinviare il taglio, piuttosto ”vogliamo dare certezza – ha dichiarato – al fatto che l’adeguamento delle retribuzioni alla media europea si applichi concretamente”. ”Diamo un nuovo termine ai lavori della Commissione Giovannini – ha spiegato – e il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per applicarne i risultati”.

Per il presidente della Camera Gianfranco Fini “è verosimile che il governo chieda la fiducia al Parlamento per il cospicuo numero di emendamenti presentati alla manovra”.

Finora circa il 30% degli oltre 1300 emendamenti sono stati sfoltiti.