Calcioscommesse, Doni: truccare le partite è un problema culturale

In un'intervista a Repubblica l'ex capitano atalantino racconta delle combine in serie A e attacca i colleghi: "Lo fanno tutti, è un problema culturale"

Inserita da il 28 gennaio 2012

Doni parla del calcioscommesseCristiano Doni, l’ex capitano dell’Atalanta travolto dallo scandalo scommesse, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica, in cui ha confessato di avere truccato delle partite: tre per l’esattezza, Ascoli-Atalanta e Atalanta-Piacenza. Quest’ultima sarebbe la partita dove il portiere Cassano gli avrebbe detto ”tira centrale che io mi tuffo”. La combine per Atalanta-Pistoiese del 2000, invece, sarebbe stata decisa in una cena. Per quella vicenda ”ci indagarono e poi ci assolsero” ha dichiarato Doni ”se qualcuno mi vorrà chiedere spiegazioni gliene darò”.

L’attenuante addotta dal calciatore è l’obiettivo di riportare l’Atalanta in serie A: Per me era un’ossessione, avrei fatto qualsiasi cosa. Anzi ho fatto qualsiasi cosa. Ho tradito lo sport”. E ci tiene a sottolineare di non essere il solo a mettere in atto questi comportamenti: a tradire ”sono molti, troppi. In B più che in A perchè a parte 3 o 4 club, gli altri pagano poco anche 20mila euro l’anno. E così i calciatori sono più corruttibili. Però in generale sono molti, sì, è un problema culturale”.

Infine elogi per le forze dell’ordine e i magistrati: Sono stati tutti bravi, il poliziotto che mi ha arrestato, il giudice Salvini, il pm De Martino, il mio avvocato… Mi hanno permesso di cominciare un percorso che non so dove mi porterà ma che dovevo cominciare. E che spero comincino per tempo tutti i miei colleghi. Mi piacerebbe davvero se finisse l’omertà nel calcio, se quello che è successo a me fosse un punto di svolta per tutti”.