Non divina bensì umana, la commedia di Honorè de Balzac è un riuscitissimo tentativo di abbracciare attraverso la letteratura i molteplici aspetti della vita dell’uomo: la vita di campagna, la vita di Parigi, la vita militare, la vita privata (solo la vita ultraterrena sembra essere assente); tanti costumi, riflessioni, finanche filosofiche, espressi in forma di romanzo, racconto o saggio, costituiscono questo monumento di 137 opere.
Se lo spettatore a teatro è munito del paracadute psicologico della consapevolezza di trovare, uscendo da quel luogo, una realtà diversa da quella rappresentata (la commedia è un gioco, è un far finta), Honoré de Balzac guarda l’umanità con occhi sornioni, paterni, comprensivi, acuti, ma privi di quello stesso freno mentale.
La narrativa balzacchiana, e in generale quella realista dell’800 francese, veste di belle forme,di importanti argomenti, come le problematiche della vita di tutti i giorni, da sempre e per sempre sottovalutate dai poeti profeti romantici a lei contemporanei.
Un vero e proprio manuale di anatomia dell’umanità, una efficacissima biopsia sull’uomo che, se proprio non serve a trovare delle cure ai suoi mali, almeno lo esalta, sublimando le sue imperfezioni a degno materiale su cui scrivere.

