Sessanta miliardi di euro di conti pubblici italiani sfumano ogni anno. La causa? La corruzione.
I giudici contabili spiegano che il fenomeno è in costante crescita “e si è insediato e annidato dentro le pubbliche amministrazioni” a tal punto da costituire la terza causa di danno all’erario.
Il CPI (Corruption Perceptions Index) emanato ogni anno da Transparency International, nel 2011 declassa l’Italia dal 63° al 69° posto, in compagnia del Ghana e delle Isole Samoa, quartultimi in Europa davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.
Transparency ha stimato che per ogni peggioramento in classifica si perde il 16 per cento degli investimenti dall’estero, e per ogni miglioramento si attraggono preziose risorse.
La corruttibilità dell’uomo, e in quanto corpo e in quanto spirito, è uno dei punti essenziali del pensiero filosofico; ma questa come tutte le istanze negative del nostro animo, se non soffocata, può essere arginata: davvero malvagia non è la corruzione, ma l’occultarla e il legittimarla.

