Mercoledì 1 febbraio è stata una serata all’insegna delle risate e della magia per l’auditorium nella piazza Sant’Alfonso di Pagani, in provincia di Salerno. David Larible, soprannominato (a ragione) “il clown dei clown”, si è esibito in un’ora e mezza di puro spettacolo spalleggiato dal clown bianco Gensi e dal pianista Stephan Kunz.
Primo appuntamento della serie di otto che costituisce l’evento “Scenari Pagani”, l’esibizione del clown non ha risparmiato gli spettatori che, oltre a piegarsi dal ridere e a battere le mani hanno dato il loro contributo all’artista con la loro diretta performance sul palco, di cui quasi ogni sua gag necessitava.
Larible ha portato in scena pezzi del suo repertorio classico, opportunamente mixati in una “trama mobile” su cui basarsi ma da cui non dipendere del tutto. A dilettare enormemente, soprattutto coloro che non sono riusciti a comprenderlo appieno, è stato il fatto che tutto, anche se, com’è ovvio, preventivamente studiato e calcolato nei minimi dettagli, conferiva un’idea di caos e liquidità, perennemente riaccesi e ridomati dall’incredibile estro del pagliaccio; a partire dall’allestimento scenico (il disordinato camerino di un clown), ai fattori casuali (come ad esempio i componenti del pubblico che volta per volta sceglieva da spalla), fino ad arrivare alla molteplicità degli strumenti, musicali e non, che David è stato ben in grado di adoperare con naturalezza.
La vera chicca dello spettacolo è stata la musica: il pianista Kunz non ha mai riposato le mani, sempre in attività per creare gli sfondi musicali adeguati tanto alle gag dell’augusto (in questo caso David, in generale il pagliaccio comico e grottesco, con il nasone rosso e le scarpe numero 50) quanto a quelle del clown bianco (il catalano Fulgenci Mestres Bertran, senza nasone rosso ma col cappello a punta, in abiti sgargianti e sorrisetto lunare) che ha dilettato la parte di pubblico più “difficile” e meno avvezza alla risata con pezzi d’opera lirica come il celeberrimo “Vesti la giubba” di Leoncavalli e un emozionante “Besame mucho” suonata col violino.
Per voi lettori di Universy la frettolosa intervista fatta nel camerino del dopo – spettacolo:
Qual è stato l’evento scatenante che l’ha spinta a imboccare questa strada?
“Te lo spiego: i miei cugini erano tutti più belli di me, e si prendevano tutte le ragazze. Allora io ho scoperto che il modo per portare via le donne ai miei cugini, era quello di farle ridere”.
Come l’hanno presa i suoi amici e parenti alla sua decisione di intraprendere questa inusitata strada?
“Mi sa che non ti sei informato bene”.
No, avevo paura che sapendone troppo non sarei poi riuscito a farle delle domande.
“La mia famiglia è nel circo da sette generazioni. Se gli avessi detto di voler fare il farmacista, allora sì che si sarebbero arrabbiati”!
Ah! Come non detto. E qual è il suo processo creativo? Da dove trae lo spunto per le sue gag?
“Attingo dal repertorio classico, lo trasformo, e delle volte invento, traendo sempre molto dalla vita di tutti i giorni. Poi è sempre un processo, perché le cose si cambiano facendole …: è un collage. Tanti pezzettini che continuano a riassemblarsi finché ogni cosa non sta nel posto giust”.
Le capita nella vita di tutti i giorni di fare il clown?
“No, cerco sempre di separare le due cose. Perché sennò c’è il rischio di sembrare uno che voglia far ridere 24 ore al giorno. E quelli sono patetici. Dopo venti minuti non li sopporti più. Rido, scherzo, faccio scherzi persino, ma cerco di rimanere persona. David (indicando il camerino) rimane qua, e io me ne vado all’hotel a dormire”.
Un’ ultima domanda. L’applauso finale del pubblico e lei durante lo spettacolo: in quale dei due momenti prova l’emozione più grande?
“L’applauso è una conseguenza, non uno scopo. Noi artisti non viviamo per l’applauso, viviamo dell’applauso”.
Alla fine dello spettacolo il clown ha regalato al pubblico paganese la sua personale versione di “Quanto ti ho amato” (Nicola Piovani), accompagnato dalla chitarra del maestro Kunz.
E quando ha ricevuto dalle mani del direttore artistico dell’evento Nicola Napoli il premio speciale “Scenari Pagani”, Larible ha affermato: “Il premio mi inorgoglisce, e lo accetto volentieri. Ma non mi appaga. Festeggerò coi miei colleghi dopo, sì, ma dopo questa sera il premio verrà accantonato: mai crogiolarsi nelle onoreficenze ricevute, c’è il rischio di sentirsi “arrivati”, e bloccarsi dal punto di vista artistico. Finché vivrò cercherò di dare sempre il meglio; non per me, ma per voi, che davvero lo meritate”, risparmiandomi quella che avrebbe dovuto essere la mia ultima domanda: signor Larible, qual è il suo rapporto con la fama?

