Nacque 119 anni fa Joachim von Ribbentrop, primo pappagallo di Germania

Ribbentrop conobbe Hitler nel 1929, ma si unì al Partito nazista solo nel 1932. Grazie alla sua conoscenza degli affari esteri venne fin dall'inizio adibito ad incarichi di carattere diplomatico all'interno del partito

Inserita da il 30 aprile 2012

ribbentropIl barone Joachim von Ribbentrop nacque nacque a Wesel (Germania) il 30 aprile del 1893, proprio 119 anni fa.
Il padre Richard era un ufficiale dell’esercito; la madre Sophie Hertwig era figlia di un possidente terriero. Secondo diversi storici, il “von” del cognome sarebbe stato aggiunto dallo stesso Ribbentrop per attribuirsi ascendenti nobili che non aveva. La sua gioventù risultò quanto meno singolare per un adolescente dell’epoca. Nonostante i genitori lo spingessero verso una carriera militare, egli all’età di soli 17 anni decise di abbandonare gli studi per recarsi in Nord America, inseguendo il desiderio di perfezionarsi nelle lingue straniere. Nel 1910 approdò a New York, dove intraprese con scarso successo una carriera di giornalista. Dopo pochi mesi si trasferì in Canada, dove grazie al denaro della madre riuscì ad inserirsi nella buona borghesia canadese, e in breve riuscì anche a fondare un’azienda che importava champagne dalla Francia, attività che si rivelò di discreto successo.
Ribbentrop conobbe Hitler nel 1929, ma si unì al Partito nazista solo nel 1932. Grazie alla sua conoscenza degli affari esteri venne fin dall’inizio adibito ad incarichi di carattere diplomatico all’interno del partito. La presa del potere da parte di Hitler fu resa possibile anche grazie a lui, in quanto convinse il suo amico Franz von Papen, allora al potere, ad accordarsi con i nazisti. Ribbentrop fu incaricato da Adolf Hitler di creare una sorta di “ministero della propaganda segreto”, con il compito di divulgare l’ideologia nazista nei “salotti bene” nella Germania degli anni trenta.
Ma Ribbentrop è per lo più ricordato per quello che fu il suo più grande successo diplomatico: nell’agosto di quell’anno si reca in Unione Sovietica per ottenere un patto di “non aggressione”. L’impresa riesce; il ministro degli esteri sovietico Molotov firma il trattato il 23 agosto. Ribbentrop rientra in patria con un prezioso documento che consentirà ad Hitler di potere preparare con calma la guerra contro le democrazie occidentali, dopo aver temporaneamente allontanato la minaccia dell’Unione Sovietica. Ma con l’acuirsi del secondo conflitto mondiale, il ruolo della diplomazia conosce un forte declino. Il colpo di grazia alla carriera diplomatica glielo fornisce proprio colui che lo aveva elevato ad un rango politico così elevato: nel giugno del 1941 Adolf  Hitler inaugura il piano Barbarossa, cioè l’invasione dell’URSS, annullando così de facto il patto Molotov-Ribbentrop.
Con la disfatta della Germania nazista ed il suicidio di Hitler il 30 aprile 1945, Ribbentrop riceve l’incarico dal Grandammiraglio Karl Donitz di far parte del nuovo Governo della Germania, ma decide di darsi alla macchia. Il suo intento sarà quello di sfruttare le sue conoscenze diplomatiche per cercare di fuggire in Sud America, operazione che riuscirà a parecchi criminali nazisti in quel periodo così convulso.
Ribbentrop, però, non riusci a fuggire ed il 14 giugno 1945, nei pressi di Amburgo, cadde nelle mani degli Inglesi.
Egli fu uno dei personaggi di spicco tra gli accusati al Processo di Norimberga, dove fu giudicato colpevole di: cospirazione contro la pace, atti di aggressione, crimini contro la pace, crimini contro l’umanità e violazione della Convenzione di Ginevra. La pena capitale venne eseguita il 16 ottobre del ’46. Poiché Goring si era tolto la vita prima di salire sul patibolo, Ribbentrop fu il primo a venire giustiziato. Le sue ultime parole furono: “Dio protegga la Germania. Il mio ultimo desiderio è che la Germania realizzi il proprio destino, e venga raggiunto un accordo fra l’Est e l’Ovest. Spero che vi sia la pace nel mondo.
Da alcuni fu definito: “Il boia con la Feluca”, o ” Bismarck del Terzo Reich “. Da Galeazzo Ciano: “Vanitoso, frivolo e loquace”. Da Benito Mussolini:“… bastava guardargli la testa per capire che aveva poco cervello”. Da Hermann Goring: “Primo pappagallo di Germania”, “quel borioso Pavone”, “quel pazzo criminale”.