Piermario Morosini muore in campo a Pescara

Dopo il pallavolista Bovolenta e l'ex portiere Mancini lo sport italiano piange ancora

Inserita da il 15 aprile 2012

Ieri al 31′ del primo tempo, allo stadio di Pescara, si è consumato un altro dramma per lo sport italiano. Il quasi 26enne Piermario Morosini, centrocampista del Livorno, si è spento in seguito ad un’improvvisa crisi cardiaca davanti agli occhi increduli di compagni e avversari. Il pronto intervento dei medici delle due società e la successiva corsa in ambulanza all’ospedale, non sono serviti a salvare la vita al giovane calciatore.

Alle 16,45 circa, Morosini muore. Il destino, che già nel passato aveva funestato la sua famiglia, non è stato clemente neanche con lui. A soli 15 anni, nel 2001, perse la mamma e appena due anni dopo il padre. Il carattere e l’amore per il calcio aiutarono Permario Morosini a continuare a coltivare il sogno di una vita. Nella stagione 2005- 2006, il 23 ottobre, debutta in serie A con la maglia dell’Udinese nel match contro l’Inter, collezionando in quel campionato 5 presenze.

Nel settembre del 2006, dopo la trafila delle nazionali giovanili, debutta con la Nazionale Under 21 con cui partecipa agli Europei in Svezia del 2009. Tra serie A e serie B, oltre a quella friulana, ha indossato le maglia dell’Atalanta, del Bologna, del Vicenza, della Reggina, del Padova e del Livorno. A pochi giorni dagli inquietanti episodi che hanno visto sfortunati protagonisti il pallavolista Vigor Bovolenta e l’ex portiere Francesco Mancini, lo sport italiano deve fare i conti con un’altra vittima. E’ chiaro che questi accadimenti così ravvicinati nel tempo non possono essere solo frutto del fato e quanto successo deve far riflettere gli organi competenti.

Evidentemente gli accurati controlli a cui sono sottoposti gli atleti non bastano e qualcosa va rivisto anche per ciò che riguarda il sofisticato apparato organizzativo della medicina dello sport. La FIGC ha preso la decisione più saggia, fermando tutte le partite dei campionati italiani in programma in questo fine settimana, ma questa sosta dovrà soprattutto servire a riflettere e a gettare le basi affinché lo sport italiano non debba mai più in futuro rimpiangere uno dei suoi figli.