Teatro Bellini: si offrono attori in Dignità Autonome di Prostituzione

Napoli - Un nuovo approccio allo Spettacolo, un modo per ridare dignità al lavoro dell’Attore e al contempo una provocazione giocosa e sorprendente per riavvicinare il pubblico al mestiere più antico del mondo: il Teatro

Inserita da il 24 aprile 2012

dignità autonome di prostituzioneDal 27 al 29 aprile e dal 3 al 6 maggio il Teatro Bellini di Napoli diventerà un vero e proprio bordello: attori come prostitute, protetti ma alla mercé dell’avventore/spettatore di turno, si lasciano scegliere, esaminare e soppesare in cambio della propria Arte e del proprio Cuore.
Rigorosamente in vestaglia o giacca da camera, adescano o si lasciano abbordare dai clienti mentre una “strana famiglia”, tenutaria del Bordello, ha l’arduo compito di stimolare le contrattazioni con i clienti per stabilire il prezzo di ciascuna prestazione.
Conclusa la trattativa, il cliente – uno, due, piccoli o grandi gruppi a seconda delle “perversioni” – si apparta con la prostituta di turno in un luogo deputato dove fruirà di una o più Pillole del Piacere Teatrale: monologhi o performance di dieci minuti circa, tratti dai classici del teatro o da testi contemporanei e dello stesso Luciano Melchionna, ideatore del format e regista dello spettacolo, che si intitola Dignità autonome di prostituzione.

Ogni pillola dovrà in qualche modo emozionare, far riflettere e divertire lo spettatore, laddove per divertimento si intenda “uno stupore nuovamente sollecitato” da un teatro che non è auto-celebrativo, ermetico o fine a se stesso ma prima di tutto magia e sogno.
Un nuovo approccio allo Spettacolo, un modo per ridare “Dignità” al lavoro dell’Attore e al contempo una provocazione giocosa e sorprendente per riavvicinare il pubblico al mestiere più antico del mondo: il Teatro.
Nelle note di regia dello spettacolo, tratte dalla pagina web del teatro Bellini, Melchionna descrive in questo modo ciò che ha provocato la sua idea, e la provocazione che la sua opera vuole rappresentare all’interno dell’odierno panorama teatrale:

[...] Ho sempre pensato che gli attori in Italia non siano affatto tutelati, e sono sempre stato contrario all’idea di farli lavorare gratis o ad incasso, pur essendo costume diffuso ormai, specie nel teatro off e per ovvi motivi. Questa volta però la provocazione si basava proprio sul discorso della prostituzione e con Elisabetta abbiamo pensato: “Visto che lavorano sempre sottopagati, diamo una vetrina a ciascuno di loro e la possibilità di guadagnarsi dei soldi con le proprie performance, in una “casa chiusa e
protetta”. Se anche non dovesse funzionare, avranno guadagnato un rimborso spese simile magari alle mance di un cameriere ma allenandosi in quello che amano e per il quale hanno studiato e sacrificato la “propria vita”.
Il pubblico contatta o riscopre il senso del teatro, la sua sacralità, la sua ritualità. Assiste alla concentrazione, ripetuta a loop, dell’attore che entra ed esce dal proprio personaggio. Osserva tutto questo da vicinissimo ma senza mai essere coinvolto se non da spettatore/cliente, ruolo nel quale si è proposto. L’unica differenza è che non sta seduto per ore nello stesso posto, stretto claustrofobicamente tra due file. Può scegliere, muoversi, scambiare opinioni e consigli, interagire con i generi teatrali e i differenti attori – con il dinamismo contemporaneo raggiunto tramite internet e i telecomandi ma in una relazione paritaria, fisica, reale, calda, emozionante. [...]

Di seguito, invece, alcune istruzioni per l’uso del format, a cura sempre di Luciano Melchionna:
I clienti – ovvero gli avventori, ovvero il pubblico – entrano in uno spazio – teatro vero e proprio o altra struttura alternativa, adibita a spazio teatrale (magari scenografato con il sapore delle case chiuse di una volta) – dove trovano gli attori che indossano la vestaglia o la giacca da camera, sopra il costume di scena (pronti cioè ad interpretare il proprio personaggio) intenti a leggere o a parlare o ad occhieggiare seduttivi e provocatori. A quel punto, gli spettatori scelgono gli attori che si vendono al miglior offerente, o meglio trattano un prezzo in cambio di un pezzo di sé: un pezzo della propria arte. E’ permesso altresì agli stessi artisti di “scegliere” il “cliente” che preferiscono ed eventualmente di “RENDERE SCENICO IL LITIGIO A CAUSA DELL’EVENTUALE SCELTA CONDIVISA DA DUE O PIU’ ATTORI”.
Il prezzo – a parte quello simbolico e canonico d’ingresso, dove e qualora sia necessario, che consente l’acquisto del denaro locale – viene contrattato nel vero senso della parola. E’ anche concessa all’artista la possibilità di NON vendere “la propria arte” ma di regalarla o di NON CONCEDERSI affatto. La trattativa è assolutamente libera. A rotazione, un numero imprecisato di “pillole” – monologhi o performance della durata di 10 minuti circa – sono presentate durante ciascuna serata.
A SCELTA DEL REGISTA, UNO SPETTATORE (cliente) ALLA VOLTA – O PIUʼ SPETTATORI ALLA VOLTA – VENGONO FATTI ACCOMODARE IN UNA STANZA (O ALTRO LUOGO DEPUTATO CHE OFFRA LA STRUTTURA) O PORTATI IN UN LUOGO PUBBLICO (eventualmente anche pub/ristoranti/cinema etc…) ADIACENTE E CONVENZIONATO PER L’OCCASIONE.
LA PERFORMANCE PUO’ AVVENIRE ADDIRITTURA IN UNA MACCHINA o in un CAMPER (ovviamente dai vetri coperti – a buon bisogno – con le pagine di recensioni teatrali strappate da un  giornale) e OGNI ATTORE OFFRE LA PROPRIA ARTE a loop. SI APRE LA PORTA (O LA PORTIERA) E SI FANNO ENTRARE ALTRI CLIENTI. LA CONTRATTAZIONE AVVIENE PRIMA DELLA “PRESTAZIONE” (al buon cuore del cliente una eventuale mancia, dopo) QUINDI, DURANTE LA STESSA SERA GLI SPETTATORI POSSONO “COMPERARSI” TUTTI GLI ARTISTI che vogliono PER POI TORNARE ANCORA E ANCORA, NEL CASO AVESSERO “VOGLIA” DI UN’ULTERIORE PRESTAZIONE degli stessi o di altri artisti perché ovviamente le presenze ruotano e ogni sera si aggiungono performance assolutamente nuove. [...]