Marco Roncalli: Papa Giovanni Paolo I non è stato avvelenato

Le accuse non si basano su prove concrete, afferma il saggista nel suo libro intitolato come il Patriarca Albino Luciani, Giovanni Paolo I

Inserita da il 8 maggio 2012

Copertina del libro su papa Giovanni Paolo I di Marco RoncalliPropendendo per la tesi della morte naturale, sulla quale Marco Roncalli, saggista,  non ha dubbi, resta aperta qualche alternativa per l’infarto al miocardio, che può sopraggiungere improvvisamente anche in una persona sana, ma lascia segni visibili di sofferenza non riscontrati in Albino Luciani, al secolo Papa Giovanni Paolo I. Poteva pure essere presa in considerazione: un’embolia, forse ai polmoni. Nel libro parlano anche don Diego Lorenzi e padre John Magee, che avevano aspettato – rispettivamente il 1987 e il 1988 – per indicare i dolori al petto, ovvero le ripetute fitte al petto avvertite dal papa Luciani già prima della sua ultima cena.
“Quando sentii i dettagli della sua morte improvvisa - racconta padre Ferrari a Roncalli nel libro - mi venne in mente quel gesto e quelle parole e mi venne spontaneo di collegare quella morte improvvisa nella notte con i sintomi cui il patriarca aveva fatto cenno cinque mesi prima, che di tutta evidenza rivelavano un problema di angina pectoris.”
“Non sto bene, ho un dolore al petto qui”, avrebbe confidato Luciani anche al vescovo di Trento Alessandro Gottardi che si informava sulla sua salute negli esercizi spirituali del Triveneto in quello stesso periodo. Forse non è un caso, se – come si legge nella nuova biografia del saggista – appena eletto Papa, lo stesso suo ex vicario generale a Vittorio Veneto il 31 agosto 1978 scrisse sulla pagina della cronaca di Treviso del Gazzettino di Venezia le parole: “E la sua poca salute? Ma Gesù ha scelto la sofferenza per salvare gli uomini.”
Non si possono ignorare anche le dichiarazioni del medico Antonio Da Ros, l’unico che, di fatto, aveva visitato Luciani in quella manciata di settimane in Vaticano per tre volte, trovandolo bene – gonfiori alle gambe a parte – e che asserì di aver parlato al telefono con Giovanni Paolo I la sera prima della notte della morte.
Dicendo di aver chiamato egli stesso l’appartamento papale intorno alle 21, di aver colloquiato con il pontefice e con suor Vincenza senza che nessuno gli avesse accennato alle fitte dolorose rivelate dai due segretari anni dopo e smentendo le indiscrezioni raccolte da Gianni Gennari, secondo le quali – la sera prima della morte – avrebbe prescritto al Papa un farmaco, presumibilmente un calmante, che Luciani avrebbe assunto sbagliandone fatalmente il dosaggio. “Va da sé che anche la tesi di Da Ros di un Papa in buone condizioni di salute, sebbene non possa escludere la morte improvvisa naturale, sia stata a sua volta strumentalizzata a favore delle tesi dell’avvelenamento, che però non si basano su una qualsiasi prova”, conclude Roncalli.