Niccolò Machiavelli: il principe della filosofia politica

Ebbe una vita travagliata fatta di momenti di fulgore alternati a momenti di miseria

machiavelliL’appuntamento di oggi della serie “i grandi del passato” riguarda Niccolò Machiavelli, grande mente nel panorama politico, filosofico e letterario dell’Umanesimo italiano.
Nacque il 3 maggio del 1469 a Firenze, e ivi morì, il 21 giugno del 1527.
Vita travagliata, e nemmeno tanto lunga, fatta di esilii e ritorni, di momenti di fulgore e di altri rasentanti la miseria.
La famiglia paterna, nobile ma decaduta, più volte rappresentata nelle cariche pubbliche (gonfalonieri di giustizia e priori), non si era arricchita con le attività mercantili e bancarie, in quanto traeva le sue modeste rendite da piccoli poderi nel contado. Suo padre comunque faceva l’avvocato. Fu anche per sua esplicita volontà che Machiavelli ebbe un’ampia e approfondita formazione culturale umanistica, pur non conoscendo il greco. La lettura dei classici antichi resterà una delle sue occupazioni preferite per tutta la vita.
A cinque giorni dall’esecuzione del frate eretico Girolamo Savonarola, grazie all’appoggio di Marcello Adriani, capo della prima cancelleria, Machiavelli viene candidato all’ufficio di secondo cancelliere (o segretario) della Repubblica di Firenze, in sostituzione di Alessandro Braccesi, seguace del frate domenicano. Per avere l’ufficio occorreva avere capacità diplomatiche e competenze nelle materie umanistiche (conoscenza perfetta del latino, della storia antica e della filosofia morale dei classici, capacità stilistica e retorica. Di regola questi umanisti fiorentini non avevano poteri esecutivi).
Nel giugno viene eletto a quella carica e, poiché la seconda cancelleria s’occupava soprattutto della corrispondenza relativa all’amministrazione dello Stato, Machiavelli come capo di questa sezione era anche considerato uno dei sei segretari del primo cancelliere e come tale viene ben presto assegnato (nel luglio dello stesso anno) al Consiglio dei Dieci della guerra (o di libertà e di balìa): il comitato responsabile per le relazioni estere e diplomatiche della Repubblica. I suoi numerosi viaggi da una città all’altra, da uno Stato all’altro, saranno tutti di tipo politico-diplomatico. Manterrà entrambe le cariche sino all’esilio del 7 novembre 1512, periodo in cui la sconfitta delle truppe di Luigi XII di Francia da parte del Papa e il ritorno dei Medici al potere determinò il suo esilio permanente.
Dal 1521 al 1523 vari avvenimenti turbano la vita della chiesa: morte di Leone X, elezione di Adriano VI, congiura in Firenze contro il cardinale Giulio Medici, morte di Adriano VI, Giulio Medici diventa papa Clemente VII. Alla congiura contro Giulio dei Medici parteciparono alcuni membri del gruppo d’umanisti e letterati che si ritrovavano regolarmente nei giardini di Cosimo Rucellai, alla periferia di Firenze: uno fu giustiziato e altre tre esiliati. Machiavelli, pur non aderendo alla congiura, partecipò attivamente a quelle discussioni politiche, tanto che si decise a scrivere l’Arte della guerra e i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio.
La sua opera più famosa è Il Principe, trattato sulle qualità del buon sovrano, ancora oggi considerato punto apicale della letteratura, non soltanto cinquecentesca.
Il suo contributo alla filosofia politica è stato così grande da ritrovare vasta eco anche nel linguaggio comune, in cui aggettivi come “machiavellico” e “machiavelliano” sono spesso usati per indicare persone che farebbero di tutto pur di raggiungere il loro scopo (nel primo caso), o persone dotate di grande acume (come nel secondo caso).

Inserita da il 3 maggio 2012