Wwf, tutela coste in alto mare

A pochi giorni dalla Festa delle Oasi l'associazione ambientalista consegna al ministro Clini il Decalogo Salva-Coste

Inserita da il 17 maggio 2012

Un litorale lungo 8.000 chilometri costellato di infrastrutture, porti, stabilimenti balneari, compromesso dall’erosione costiera e dall’inquinamento, con un sistema di aree marine che sono “protette” solo sulla carta, parchi nazionali costieri mai nati e una cronica mancanza di fondi che rischia di relegare le aree protette a una funzione meramente burocratica. E mentre il mondo guarda a Rio+20 ribadendo obiettivi di conservazione che rafforzino la tutela nel nome di uno sviluppo davvero sostenibile, la tutela delle coste e degli ecosistemi marini italiani è davvero in “alto mare”.

È la fotografia scattata dal nuovo dossier “Coste: il profilo fragile dell’Italia” consegnato dal WWF al ministro dell’Ambiente Corrado Clini insieme a un decalogo “salva-coste” con le richieste per proteggere le nostre ‘amate sponde’ da una pressione umana sempre più insostenibile e garantire agli italiani un inestimabile patrimonio naturalistico, economico e culturale.

I primi dati dello studio WWF a inizio campagna presentavano i nostri litorali come 8.000 chilometri affollati da 638 comuni costieri e 30 milioni di italiani, colpiti da erosione costiera per il 42%, costeggiati da un “lungomuro” di cemento che conta in media uno stabilimento balneare ogni 350 metri (12.000 in tutto), interessati da 28 dei 57 siti di bonifica industriale d’interesse nazionale. I nuovi dati presentati oggi puntano il dito sui porti e qualità delle acque. In Italia infatti si conta un porto ogni 14,2 chilometri di costa per un totale di 525 fra turistici e commerciali, approdi e darsene (con un incremento di di oltre il 7,6% tra il 2007 e il 2011), con picchi in Friuli Venezia Giulia e Veneto, che contano un porto ogni 2,6 km e 3 km di costa, tanto che l’Italia è al terzo posto in Europa per il peso totale dei beni movimentati nei porti UE (13,6%) dopo Olanda e Regno Unito (classifica nella scheda).

Sul fronte del petrolio, la metà del greggio che arriva nel Mediterraneo (9 milioni di barili di greggio ogni giorno) viene scaricato nei porti petroli italiani (14 scali petroliferi, 3 dei quali sono quelli principali: Genova, Trieste, Venezia). Sono 9 le raffinerie situate sulla costa (Marghera, Falconara, Taranto, Livorno, Augusta, Priolo, Milazzo, Sarroch e Gela) ed è l’Italia ad avere il primato del greggio versato nei principali incidenti che si sono succeduti in 25 anni, con 162.200 le tonnellate sversate nelle acque territoriali italiane, seguita dalla Turchia (con quasi 50.000 tonnellate) e dal Libano (29.000). Mentre sul fronte dei depuratori, ben 18 milioni di cittadini, pari al 30% della popolazione italiana, non sono serviti dalla depurazione delle acque reflue, mentre un impianto su 4 sarebbe irregolare. Non a caso il nostro Paese è stato chiamato a rispondere in sede di Corte di Giustizia europea.

Eppure gli strumenti di tutela ci sarebbero: oltre alle Convenzioni internazionali, le Direttive Comunitarie, le Norme nazionali e regionali, si contano in Italia 7 Parchi Nazionali costieri, 27 Aree Marine Protette, 51 Zone Ramsar, senza contare 378 Siti di Interesse Comunitario, 114 Zone a Protezione Speciale, 150 SIC a mare, e il nostro Paese è lo stato mediterraneo con il maggior numero di Aree Marine Protette. Ma questo impianto di tutela è tale solo sulle carte, perché mancano strategie complessive, atti d’indirizzo efficaci, una coopianificazione Stato-Regioni, mancano fondi e quelli disponibili non sono ben gestiti, mentre la rete dei controlli è sempre più debole nonostante gli sforzi degli organi preposti.

Per questo il WWF ha presentato al ministro Clini dieci richieste ‘salva-coste’, che riguardano da un lato la diminuzione della pressione sulle coste già edificate, dall’altro una gestione naturalistica ed ambientale efficace per le aree che si sono salvate:
RAFFORZARE LA PIANIFICAZIONE:
1) Estensione del vincolo paesaggistico sulle coste
2) Moratoria delle nuove edificazioni
3) Approvazione dei Master Plan regionali dei porti

LO STATO RIVENDICHI IL PROPRIO RUOLO:
4) Ricognizione sulle concessioni degli stabilenti balneari
5) Bonifica delle aree industriali costiere inquinate
6) Pieno rispetto della Convenzione di Barcellona su fascia costiera e aree protette

GESTIAMO MEGLIO GLI STRUMENTI CHE ABBIAMO:
7) Approvazione dei Piani di gestione per le aree costiere e marine della Rete Natura 2000;
8)Gestione integrata delle acque per salvare la costa e il mare
9) Garantire le risorse per maggiori controlli in mare e sulla fascia costiera

AVVIO DI UN PIANO NAZIONALE PER LE “GREEN INFRASTRUCTURES”: che garantisca la funzione ecologica di coste e fiumi che devono essere più idonei a rispondere alle esigenze di “adattamento” imposte dai cambiamenti climatici in atto.

“Anche in una situazione di difficoltà economica come quella attuale, la tutela delle nostre coste è necessaria e possibile, trovando in un nuovo rapporto tra Stato e Regioni la capacità di realizzare un piano di intervento a lungo termine su cui investire fondi comunitari – ha detto Adriano Paolella, direttore generale del WWF Italia –. Nel frattempo il ruolo delle associazioni e dei cittadini è fondamentale. Non possiamo permetterci di perdere le nostre coste e insieme, come dimostrano oltre 40 anni di azione WWF sul campo grazie all’aiuto di tutti i suoi sostenitori, possiamo concretamente salvare da ogni forma di speculazione tasselli preziosi dei nostri litorali, conservandone l’integrità e la bellezza per gli anni a venire.”

Wwf Italia