Tunisia: artisti e intellettuali ancora sotto l’assedio del regime filo-islamico

Da un lato molti tunisini vedono la rivoluzione come un'opportunità per esprimere la propria identità religiosa, che da Ben Ali venne soppressa, senza eccezioni, inviando all'esilio o in carcere migliaia di persone

artisti tunisiQuesta artista tunisina accetta di essere intervistata, ma chiede di mantenere l’anonimato. Raccogliendo dipinto deturpato dagli islamici zeloti in una recente esposizione d’arte tenutasi in un suburbio di Tunisi, ella afferma: “Non descrivetelo nemmeno, o la gente mi riconoscerà”.
Gli artisti tunisini sono spaventati e giù di morale, da quando gli islamisti Salafi irruppero nel Palazzo Abdeliya il 10 giugno scorso distruggendo alla cieca le opere della mostra “Printemps des Arts” (lett.: “Primavera delle Arti”), per protestare contro quell’arte che ritengono insulti l’Islam. Le rivolte andarono avanti per giorni.
Uno dei lavori più controversi della mostra era una installazione in cui donne velate da burqa venivano raffigurate come sacchi da pugilato.  Un altro lavoro, ancora, riprende le stesse donne velate giacenti in un mucchio di pietre, come critica all’usanza della lapidazione, lì riservata alle donne che si macchiano di adulterio.

Oltre a condannare la violenza adoperata, che ha anche ucciso una persona, i ministri della cultura e degli affari religiosi criticano gli artisti anche per aver superato i limiti della libera espressione.
Ma gli incidenti degli ultimi tempi non sono il motivo più grande della paura degli intellettuali laici, che l’anno scorso credettero di aver vinto la libertà con la rivolta seguita dalla deposizione del dittatore Zine al-Abidine Ben Ali fu.
“Sotto il vecchio regime, se non toccavi Ben Ali o ciò che lo riguardava, eri a posto”, ha dichiarato l’artista, che continua: “Adesso, il limite di ciò che è proibito fare si è espanso, e può includere qualsiasi cosa, persino l’arte, che è soprattutto interpretazione. Stanno bersagliando la gente che fa domande, gli intellettuali… chiunque sia in grado di pensare e di far pensare gli altri. Giornalisti, studenti, artisti. Forse noi rappresentiamo un problema perché spingiamo gli altri a indignarsi, o perché non corrispondiamo al loro modello di Tunisino”.

L’unione degli artisti ha minacciato di citare in giudizio i ministri, mentre online sta già circolando una petizione per supportare gli artisti tunisini.
I commenti di un chierico tunisino, più tardi censurato, hanno velato addirittura che gli artisti potrebbero essere uccisi, fatto che ha riattizzato la loro paura.
Il dibattito rispecchia un più ampio dissidio che ha dominato i politici tunisini sin da ottobre, quando la prima elezione dopo la primavera araba inaugurò il governo guidato dall’islamista moderato Ennahda, messo al bando dal precedente regime.

Da un lato molti tunisini vedono la rivoluzione come un’opportunità per esprimere la propria identità religiosa, che da Ben Ali venne soppressa, senza eccezioni, inviando all’esilio o in carcere migliaia di persone.
D’altro canto c’è l’elite francofila della Tunisia, formata da intellettuali, artisti, accademici e uomini d’affari, che difendono i loro principi laici a spada tratta e guardano alla fine della dittatura islamica come una chance per implementare la libertà d’espressione.
I membri del parlamento, sopra tutti Ennahda, fanno capire che futuri atti di violenza potranno essere evitati grazie a una legge contro la blasfemia, creata “ad arte” per scoraggiare i lavori più (troppo) provocativi.

I laici affermano che questo trascinerebbe la Tunisia in un territorio pericoloso. Chi, chiedono, decide dove vanno tracciate queste linee rosse?
“Questo è il primo passo verso la dittatura. Sono spaventati dagli artisti perché non possono essere controllati. Mettere nello stesso ambito le leggi e limiti alla libertà basati sulla religione vuol dire controllare. Molta gente verrà censurata. Sono spaventati perché è questione di vita o di morte ma… gli artisti si adattano ad ogni situazione… gli artisti sono visionari: una strada la trovano sempre”.

Inserita da il 28 giugno 2012