Vaticano: Tauran si rivolge ai diplomatici e chiede fedeltà al proprio governo

Fedele al suo governo e interprete della politica anche nella non condivisione. Sempre deve essere presente la fedeltà nei principi di pace e di giustizia espressi nella Carta delle Nazioni Unite. Questo è ciò che ha detto il cardinale Jean Loui Tauran

Inserita da il 30 giugno 2012

Fedeltà al suo governo anche se non si condivide la linea politica, e rispetto dei principi di giustizia e pace espressi nella Carta delle Nazioni Unite: è quanto spiega in un intervento pubblicato dall’Osservatore romano di oggi il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ed ex ministro degli Esteri vaticano.

Tauran ha infatti aperto con un suo intervento, oggi pomeriggio all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, l’incontro ‘Diplomazia e verità’, sessione del Cortile dei Gentili promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura. L’incontro, oltre alla presenza dell’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, e del presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il cardinale Gianfranco Ravasi, aveva in programma anche gli interventi di Miguel Humberto Diaz, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, di Hassan Abouyoub, ambasciatore del Marocco presso l’Italia, dell’onorevole Gianni De Michelis, presidente dell’Istituto per le relazioni tra l’Italia e i Paesi dell’Africa, America Latina, Medio ed Estremo Oriente, e di Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore. Dopo la seconda Guerra mondiale, ha spiegato Tauran, è nata l’esigenza di affermare valori e principi universali cui i governi e gli Stati devono fare riferimento.

“Il diplomatico – ha sottolineato il cardinale – si trova quindi in una nuova situazione di fronte alla verità: mentre ieri era unicamente al servizio degli interessi nazionali del proprio Paese, intesi nel senso esclusivo che il suo Governo conferiva loro, oggi deve pure testimoniare una doppia fedeltà: una al proprio Governo, un’altra alla missione di giustizia e di pace in opera a livello mondiale e alla quale il suo Paese è tenuto a partecipare, dato che è membro della famiglia delle nazioni firmatarie della Carta delle Nazioni Unite”.