Yemen, un paese diviso dalle lotte tribali

Ad accendere i riflettori sul paese più povero fra quelli arabi, non è stato l’ennesimo attacco terroristico firmato da Al-Qaeda, bensì il rapimento di un italiano

Inserita da il 5 agosto 2012

Alessandro Spadotto è il carabiniere preso in ostaggio domenica scorsa, nella capitale yemenita di Sana’a, mentre prestava servizio presso l’ambasciata italiana.

Il carabiniere è stato rapito da Ali Nasser Hudakain, membro della tribù Al-Jalal, il cui nome è legato a reati come omicidi e atti di banditismo.
È per questo che il rapitore ha richiesto, in cambio del rilascio dell’ostaggio italiano, che il suo nome venga cancellato dalla lista dei ricercati, oltre ad un indennizzo pecuniario di circa 70 mila dollari.

Questo rapimento ci obbliga a compiere una riflessione sulla situazione di questo paese, attraversato oltre che da una grave crisi umanitaria, anche da una difficilissima crisi politica.

Lo Yemen resta una paese senza legge, il quale non riesce a garantire la sicurezza ai suoi cittadini, neppure per le vie della capitale. Resta il paese delle forze tribali, indipendenti e contrastanti, non solo fra loro, ma soprattutto con il governo centrale, che vede di giorno in giorno affievolire la sua credibilità e legittimazione.

Solo sei mesi fa il paese e l’occidente salutavano con entusiasmo la “primavera yementita”: dopo 30 anni il paese che registra la più elevata infiltrazione dell’organizzazione terroristica Al-Qaeda, aveva portato alla rimozione di Ali Abdullah Saleh, il primo e unico presidente che la giovane repubblica yemenita avesse conosciuto.

L’avvicendamento alla poltrona presidenziale dell’ex vice-presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, è il simbolo di una rivoluzione “claudicante”, una rivoluzione imbelle e incapace di porsi come risolutrice dei vecchi problemi del paese.

L’influenza nello Yemen dell’ex presidente Saleh è ancora forte. Risale a qualche giorno fa la cronaca di scontri prodotti da uomini armati fedeli all’ex presidente, che hanno cercato di occupare il ministero degli interni.
Fatti questi che riportano alla mente le lotte esplose durante le sollevazioni anti-Saleh, ma soprattutto fatti che dimostrano che lo Yemen è il paese che ha provato ad andare avanti, restando ineluttabilmente intrappolato nel passato, un passato fatto di un paese ostaggio di forze tribali che da sempre lo dividono.