Home News Cronaca Detenuto rumeno si suicida in carcere. E’ polemica

Detenuto rumeno si suicida in carcere. E’ polemica

In seguito al suicidio di un detenuto, alcuni agenti hanno pubblicato su facebook opinioni di una "follia intollerabile"

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sbarre carcere

Un uomo si è suicidato nel carcere dove era detenuto per scontare la pena dell’ergastolo e la notizia, drammatica – sembra quasi superfluo specificarlo – è stata accolta con un esasperato tono di razzismo e cattiveria.

“Un rumeno in meno” oppure “speriamo abbia sofferto” sono solo due casi esemplari di una sfilza di commenti shock che hanno fatto seguito alla notizia dell’ennesimo suicidio in carcere sui principali social network, che purtroppo o per fortuna concedono il diritto di espressione a tutti.

I commenti sono apparsi sulla pagina Facebook dell’Alsippe, un sindacato minore della polizia penitenziaria, ma sono stati rimossi in seguito alle polemiche che hanno giustamente scatenato. Almeno questo!

Il detenuto si chiamava Ioan Gabriel Barbuta e si è tolto la vita nel carcere milanese di Opera, dove si trovava in seguito a una condanna in appello all’ergastolo da parte della Corte d’assise di Venezia per aver ucciso, nel giugno del 2013, un vicino di casa durante una rapina finita male.

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha parlato di “atti intollerabili” e, con una dura presa di posizione, ha convocato il capo del Dap, Santi Consolo, che ha comunque immediatamente preso le distanze, sottolineando di considerare i post “un’offesa al lavoro di tutti gli agenti che tutti i giorni sono impegnati a salvaguardare le persone che hanno in custodia”.

L’organismo del Ministero da cui dipende la Polizia penitenziaria, il Dap, ha già avviato un’inchiesta interna per accertare che gli autori degli insulti siano davvero dei poliziotti e assicura che, in caso positivo, scatteranno le dovute sanzioni dal momento che la faccenda è ritenuta una “follia intollerabile”.

Intanto Pd e Sel chiedono di fare luce sulla vicenda, mentre Patrizio Gonnella di “Antigone” invita il Dap a chiudere ogni rapporto con l’Aslippe se sarà dimostrato che sono tesserati di questo sindacato quelli che hanno scritto “le frasi volgari e offensive” imputate. E poi c’è Matteo Salvini che, per coerenza, ha dichiarato che “conoscendo quali sono le condizioni in cui lavorano gli agenti della Polizia Penitenziaria non dico che giustifico ma capisco”.

Dura la condanna che arriva anche da parte del Sappe, uno dei principali sindacati degli agenti che, nel dare la notizia del suicidio di Barbuta, ha spiegato: “Purtroppo, nonostante il prezioso e costante lavoro svolto dalla Polizia Penitenziaria, pur con le criticità che l’affliggono, non si è riusciti ad evitare tempestivamente ciò che il detenuto ha posto in essere nella propria cella”.

Donato Capece, segretario del Sappe, attacca inoltre i presunti colleghi, affermando che “esultare per la morte di un detenuto è cosa ignobile e vergognosa”.