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Oggi venerdì 17. Ma davvero porta sfortuna?

Si può essere agnostici e razionali ma la fobia di fronte al venerdì 17 spesso fa ricorrere agli scongiuri

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Venerdì 17

E’ inutile, possiamo apparire come i più spregiudicati, i più moderni, i più agnostici e razionali di questo mondo, ma di fronte ad un “venerdì 17” spesso vengono a mancare le certezze. E allora anche per lo scettico più accanito scatta il gesto scaramantico con annessa frase di accompagnamento “non ci credo, ma non si sa mai…“, che sovente viene pronunciata con un finto sorrisino beffardo a coprire quel frangente di incertezza di fronte all’irrazionale mistero dal sapore altamente esoterico.
L’origine di questa fobia ha radici storico – culturali molto profonde ma ad alimentarla nel quotidiano contribuiscono i racconti di improbabili conoscenti, le esperienze riportate da amici degli amici, le storie accadute a lontani parenti, gli eventi nefasti che attraverso equazioni matematiche, calcoli delle probabilità, studi cabalistici, riconducono sempre, guarda caso, al numero 17. E poi ci si aggiunge anche la letteratura. I vari autori classici che sull’esoterismo hanno fondato la fortuna dei loro racconti, a ben pensarci sono stati scaltri e lungimiranti: hanno battuto una strada che sapevano già allora non li avrebbe mai fatti sprofondare nell’oblio polveroso dei magazzini delle biblioteche.
Perchè in sostanza tutto ciò che è superstizione un pò ci intimorisce e pure se ci professiamo esseri intelligenti che attraverso la ragione trovano la quadra ad ogni singola situazione ambigua, nel momento in cui ci si presenta un fatto non immediatamente interpretabile attraverso il nostro raziocinio, allora mettiamo da parte ogni contegno e strizziamo l’occhio alla scaramanzia.
La giornata di oggi, in particolare, è proprio da “toccar ferro“. Se si pensa che oltre ad essere venerdì 17 è anche l’anno 2017 e che secondo il Vecchio Testamento il Diluvio Universale colpì il genere umano proprio il 17 di febbraio, allora non c’è nulla da fare se non ricorrere a tutti i riti apotropaici tramandatici dalla tradizione popolare sia greca che latina. Eh sì, perchè è in seno a quelle culture che si è generata la convinzione secondo la quale il venerdì 17 si è conquistato il titolo di giorno più nefasto. Anche nella cultura cristiana il 17 non è ben visto, ma solo perchè la storia fa ricadere la morte di Gesù proprio nel giorno 17. Difatti trova immediatamente riscatto nella stessa tradizione cristiana in quanto 17 sarebbe la somma dei lati (16 più quello centrale) della stella ad 8 punte che si trova sul capo della Vergine Maria.
Povero numero… E’ stato sempre guardato male da tutti. Anche la scienza di un tempo lo trattava male. La scuola pitagorica (quella che tanto apporto ha dato alla matematica) considerava il 17 un numero da evitare, ma solo perché si trovava tra il 16 e il 18, considerati perfetti. Gli antichi romani, dal canto loro, cercavano di evitarne anche la menzione, tant’è che quando erano obbligati a doverlo indicare in forma scritta, anziché contrassegnarlo con i caratteri romani XVII lo anagrammavano, rendendolo così “VIXI“, che proprio non giovava all’immagine del già bistrattato 17, visto che, tradotto dal latino, VIXI significa “morto“.
Ecco, adesso a ben pensarci, ci siamo resi conto di esserci soffermati troppo su questo argomento pericolosamente scottante. Ora non sappiamo se dar credito a chi dice che parlarne fa bene perché ne stigmatizza gli effetti o se fidarci di chi consiglia di ignorare onde evitare la rievocazione di eventi esoterici. Nel dubbio, visto che ne abbiamo parlato sino ad ora, taceremo per tutto il resto della giornata… Al massimo la sfiga ci perseguiterà solo per metà.