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LA GRANDE GUERRA e il suo CENTENARIO 2014 – 2018

Una suggestiva mostra alla Pinacoteca Provinciale di Salerno celebra Salerno e la I Guerra Mondiale in occasione del centenario 2014/2018

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Erano Giovani e Forti, mostra a Salerno

L’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, è memoria collettiva, fu la cagione del primo conflitto mondiale. Se in prima battuta si rivelò essere un complotto fallimentare ordito da un gruppo nazionalista chiamato “Giovane Bosnia”, pur tuttavia, per uno strano concatenarsi di coincidenze, esso ebbe poi un esito ferale per mano di uno dei suoi stessi attivisti, il giovane diciannovenne Gavrilo Princip. Egli, a seguito dell’errore eclatante commesso dal suo gruppo sovversivo nell’attaccare un’altra macchina del corteo reale asburgico, era scappato vinto dalla disperazione. Per uno strano scherzo del destino, però, d’improvviso si era ritrovato dinanzi la vettura dell’arciduca Francesco Ferdinando e della moglie Sofia e, portando insperatamente a termine la sua missione, li aveva uccisi sparando ad entrambi. Il resto è nei libri di storia. Questo antefatto è il punto di partenza dal quale dipanare il mio personale racconto di quest’esperienza coinvolgente a cui ho partecipato nei giorni scorsi.

C’è una mostra evocativa e preziosa, a mio avviso, allestita nella Pinacoteca Provinciale di Salerno dal titolo “Erano giovani e forti – 1917/2017 – Salerno e i suoi Figli nella Grande Guerra”. Si, proprio come un verso della poesia di Mercantini, non vi sbagliate. In realtà l’inaugurazione è avvenuta il 24 novembre 2017, quindi già da qualche mese i villici e chiunque ne abbia avuto il desiderio vi hanno preso parte o è ancora nella possibilità di parteciparvi. Molti colleghi ne avranno fatto menzione sulle loro testate. Ma sapete, nonostante non mi piaccia essere fanalino di coda, adoro elaborare un avvenimento a distanza di tempo, per mantenere vive le sensazioni lontano dal clamore della ribalta.

Commemorare un periodo luttuoso lungo 41 mesi con questo percorso di conoscenza, permette di chiarire ed indulgere sull’avvicendarsi delle battaglie, sulle conquiste e sulle perdite che segnarono profondamente le varie nazioni che vi ebbero parte attiva, non da ultima l’Italia. Coraggio e determinazione, paura e sfiducia, senso patriottico e bisogno di rivalsa. Sentimenti intensi che albergarono negli animi di chi, volontario e non, fu protagonista di istanti esaltanti come di baratri di terrore. La città di Salerno fu presente sulla scena mondiale con molti dei suoi intrepidi figli, che combatterono per l’orgoglio nazionale e rischiarono le loro vite mettendo in scacco la loro giovinezza e, il più delle volte, inesperienza.

Questa esposizione voluta fortemente dal Comitato Scientifico di Salerno in collaborazione con il Comune, la Provincia, l’Università degli Studi ed il 19° Reggimento Cavalleggeri e Guide tra gli altri, vanta il supporto di collezioni pubbliche e private e di contributi multimediali e fotografici dell’Esercito Italiano. Attraverso una suddivisione in macro aree racconta il Centenario della I Guerra Mondiale e lo fa rendendo il visitatore partecipe della quotidianità dei soldati e, visivamente, portandolo a comprendere quali fossero le esigenze, le aspettative, i mezzi di sopravvivenza e conforto necessari.

All’ingresso si viene accolti da busti adorni di divise, che danno l’idea di come i giovani combattenti fossero abbigliati: tra queste la giacca di panno verde di lana con mantello e collo ripiegato (particolare utile perché necessario alla praticità richiesta nel trasporto di armi pesanti e bici ripiegate dai bersaglieri).
Giacca di panno verde di lana con mantello e collo ripiegatoUna teca campeggia al centro del locale riservato mostrando nel suo interno elmetti e borracce, queste ultime in un primo momento fabbricate in legno, per poi essere sostituite da materiale in cuoio per evitare il proliferare di germi patogeni. Si prosegue nella seconda sala dove troviamo utensili medici e la descrizione degli animali utili a prestare servizio attivo, coadiuvando l’impegno degli umani. Muli, cavalli, cani e piccioni, essenziali per opere di trasporto viveri, compagnia e comunicazioni. L’ambiente che ci accoglie, avanzando oltre, presenta la ricostruzione di una trincea e immerge lo spettatore in una retrospettiva agghiacciante. Anche se in proporzioni ridotte, fa accapponare la pelle la riflessione di uomini lì riparati (parliamo di due pareti alte oltre due metri di fango e legna), per sfuggire al fuoco nemico. In un angolo, un manichino geniere, che, incuneato sotto il filo spinato, tenta di aprire un varco per dare accesso ai commilitoni, a scapito della sua stessa incolumità.
manichino geniereNello spazio dedicato allo svago un portasigarette in metallo appartenente al ciclista bersagliere Galanti Mario, mostra in bella vista sul coperchio un proiettile incuneato, destinato ad essere portatore di morte, ma bloccato a futura memoria quale simbolo di inusitata buona sorte.
Portasigarette in metallo del ciclista bersagliere Galanti MarioL’area successiva è quella dei cimeli salernitani, la quale dà modo di stimare l’apporto dei nostri concittadini dell’epoca. La giubba rossa ed il berretto di Francesco Conforti, garibaldino partito per la Serbia e lì deceduto con onore.
Giubba rossa e berretto del garibaldino Francesco Conforti
Il foglio di congedo autentico di Camillo Falivena, classe 1898. E ancora il berretto di Giacinto Vicinanza, capo del 47° Reggimento Fanteria di Ferrara e Medaglia d’Oro al Valore.
Berretto di Giacinto Vicinanza, Medaglia d’Oro al ValoreA chiudere, la superficie destinata al ricordo dell’impegno dei cappellani militari, con le documentazioni attestanti non solo la loro responsabilità nel divulgare la parola di Dio, ma anche nel sostenere alla bisogna un pratico lavoro da scrivani nella stesura di missive da inviare ai familiari dei tanti combattenti analfabeti.

La rassegna avrà termine il 20 marzo 2018. E’ possibile visitare la Pinacoteca dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì) dalle 9,00 alle 19,45.

Quello che trovo personalmente lodevole in questa realizzazione, al di là del rimembrare, è di aver coinvolto ragazzi degli istituti superiori per essere guide e portavoce del progetto. Essendovi stata astante sabato pomeriggio, ho fatto la conoscenza degli allievi dell’I.T.T. Basilio Focaccia di via Pio XI di Salerno, i quali si sono avvicendati, con partecipato calore, nell’introdurre gli eventi. La professoressa Adriana Pecoraro, docente di Italiano dell’Istituto, si è dedicata con gioia ed abnegazione alla riuscita di questo gemellaggio, divenendo anch’essa presenza costante ed attiva, raccogliendo testimonianze, dando delucidazioni e facendosi portavoce altresì dell’impegno nel sociale dei propri allievi. In virtù della legge sulla Buona scuola del 13/07/15 n°107 comma 33, l’alternanza scuola-lavoro fa si che i ragazzi che frequentano il 3°, 4° e 5° anno facciano un tirocinio equivalente a 400 ore di formazione, necessarie e determinanti anche in sede di diploma, da effettuare presso enti o aziende, così da poter essere immersi nelle dinamiche lavorative prima di accedervi di diritto, assimilando le metodiche, la professionalità, la maturità necessarie per affrontare una collocazione anche dissimile dall’indirizzo della propria sede scolastica di riferimento. Un plauso all’insegnante e ai suoi 16 discepoli, motivati e colmi di curiosità verso un futuro ricco di stimoli e premesse. Ritengo giusto citare le altre scuole impegnate quali l’istituto Tasso, il Virtuoso, il S. Caterina e l’Alfano I.

E’ gioco forza instillare nelle giovani menti, virgulti fecondi, un ideale di libertà e di giustizia, ma anche un monito di riflessione, che sia memento della truce barbarie, affinché non vengano più perpetrati atti di estrema violenza e, si possa, attraverso il costante ricordo, aver ben chiaro che la vita è preziosa e che ogni sacrificio del passato può essere servo nella rieducazione del concetto di pace, rielaborandolo al fine di mantenere la concordia tra i popoli.