Home Varie Eventi “LE NUVOLE”: canzoni di TERRA, AMORE e ANARCHIA… e di un annunciato...

“LE NUVOLE”: canzoni di TERRA, AMORE e ANARCHIA… e di un annunciato successo

Ore di pura delizia: il repertorio contempla alcune tra le più belle canzoni di De Andrè, Fossati, Dalla, Pino Daniele, Rino Gaetano, Conte, Capossela e Mannarino, fino a king Ray Charles

738
CONDIVIDI
LE NUVOLE canzoni di TERRA, AMORE e ANARCHIA

LE NUVOLE: i tre più giovani del gruppo hanno un’età che, sommata, supera di poco la mia. In tutto sono cinque: Mario Provitera, basso elettrico (promotore, immagino, di questo visionario progetto musicale); l’altro Mario Petacca, violino; Ferdinando Sarno, percussionista; Antonio Calabrese, giovanissima chitarra; e Angela Ferrentino, tastiera e voce (e che voce!).

Si chiamano “LE NUVOLE”; e già qui, chi non è rimasto a Eros Ramazzotti (con tutto il rispetto per Eros) e Laura Pausini (con tutto il rispetto per Laura) capisce quale possa essere il repertorio messo in campo da questa band. Il nome, ovviamente, è un tributo alla famosa, meravigliosa poesia di Fabrizio/Faber De Andrè, quell’inno a Madre Terra che vede passare, sopra la propria testa, questi soffici ammassi di vapor acqueo, a volte nere come il corvo, a volte bianche come l’airone o la pecora. Quelle nuvole che “…vanno, vengono / per una vera mille sono finte / e si mettono lì tra noi e il cielo / per lasciarci soltanto una voglia di pioggia”.

LE NUVOLE Mario Petacca, Mario Provitera, Angela Ferrentino, Ferdinando Sarno e Antonio Calabrese

Il repertorio, si capisce, contempla alcune tra le più belle (ma son tutte splendide) canzoni di De Andrè, di quest’immenso cantautore/poeta, di cui una volta Fernanda Pivano ebbe a dire “Molti sostengono che Fabrizio è Bob Dylan italiano; sarebbe ora che ci convincessimo che è Dylan il De Andrè americano!”: ‘La guerra di Piero’, ‘Volta la carta’, ‘Canzone del Maggio’, ‘Fiume Sand Creek’ and so on.
Ma c’è molto di più: i giganti Fossati, Dalla, Pino Daniele, Rino Gaetano, Conte, i sublimemente dissacranti Capossela e Mannarino, fino a king Ray Charles (“hit the road Jack, and don’t you come back no more, no more, no more…”). E non può mancare la musica Popolare (la P maiuscola è voluta) che parla di terra e di briganti, al sound di nacchere e tammorre. Insomma, un repertorio “quasi” perfetto: lo sarebbe se vi inserissero qualche brano di Gigione, Tony Colombo o Alfio Lombardi (scherzo: non vorrei attirarmi addosso l’anatema dei fans della musica neo-melodica napoletana!).
Ieri sera i ragazzi (non me ne vorranno se li chiamo, affettuosamente, così) si sono esibiti nell’auditorium dell’Oratorio di S. Giovanni a Bracigliano (location improvvisata, a causa della pioggia che non ha consentito di organizzare il concerto nella sede prevista, il Convento di San Francesco, nella cornice dei festeggiamenti in onore del Patrono e in occasione del 400mo anniversario dalla fondazione del nostro splendido monumento).

Sono state due ore di pura delizia, anche per chi, come me, si è fermato a do-re-mi-fa-sol-la-si e ora si atteggia a critico musicale ‘della mi’ fava’. Per me è stato un atteso momento riparatore: Le Nuvole si erano già esibiti in piazza a Bracigliano, nella serata di apertura dello scorso maggio di eventi, ma io m’ero perso il loro spettacolo.
Ho anche, parecchio, apprezzato la sfrontatezza di questi artisti che, a pochi metri dall’altare della chiesa madre, ieri intonavano l’urlo anarchico-liberatorio di un redivivo Masaniello: “je so’ pazzo / nun ce scassato ‘o cazzo”. O narravano di Bocca di Rosa, rivoluzionaria icona “dell’amor profano”.
Unico passaggio edulcorato: ‘Marzo 1943” con il finale censurato (“…ancora adesso che gioco a carte e bevo vino / per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”, che nella versione originale riportava “bestemmio” e “per i ladri e le puttane”).
Per questo stamattina, pur essendo astemio, brindo a questi adorabili scavezzacolli e prego i miei amici, gli esercenti di locali, i comitati di feste e sagre, di invitarli a esibirsi nelle loro manifestazioni, nella certezza che non avranno a pentirsene. Sarà un modo bello e intelligente di allietare le serate di spettatori e avventori e, perché no, dare un piccolo riconoscimento economico agli enormi impegno e bravura.

Hit the road, Nuvole, and don’t you come back…

Leonardo Botta