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Oplontis è tra i siti del Patrimonio Mondiale Unesco

Viaggio tra le residenze extraurbane del potere dall’età romana fino al XIX secolo, patrimonio dell’umanità: tra i siti la splendida Villa Oplontis a Torre Annunziata

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Oplontis, portico della Villa di Poppea

Tra i siti del Patrimonio Mondiale Unesco, gli splendidi affreschi della Villa Oplontis a Torre Annunziata regalano una florida raffigurazione del sontuoso stile di vita che si potevano concedere i più facoltosi ceti dell’impero romano.

La villa di Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, è inserita nell’elenco dell’UNESCO relativo al patrimonio dell’umanità: si tratta di una monumentale residenza, molto ampia al punto da contenere addirittura un piccolo complesso termale e ricca di affreschi che creano giochi prospettici con finti elementi architettonici quali porte o colonne o che abbelliscono le pareti con raffigurazioni di animali, frutta o maschere (www.pompei.it/scavi/oplontis).

Come pregevolmente descritto sul sito ufficiale del Parco Archeologico di Pompei (www.pompeiisites.org):
La villa di “Poppea”, grandiosa per dimensioni, qualità degli affreschi e adorna di numerose sculture in marmo, venne costruita intorno alla metà del I secolo a.C. e poi ampliata in età claudia. Essa è stata attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone, per la presenza di un’iscrizione dipinta su di un’anfora, indirizzata a Secundus, liberto di Poppea: in ogni caso essa doveva appartenere al ricchissimo patrimonio della famiglia imperiale che, come molti altri esponenti del patriziato romano, prediligeva la costa campana, famosa già nell’antichità per la salubrità del clima e lungo la quale amava edificare sontuose ville residenziali (ville di otium).
La Villa era disabitata al momento dell’eruzione: non c’erano infatti suppellettili nelle stanze, né vasellame nella cucina. Molti oggetti rinvenuti, come colonne e lucerne, erano accantonati in poche stanze. Materiali edili e lavori in corso dimostrano che nella Villa si stavano riparando i danni di uno dei numerosi terremoti che colpivano con frequenza l’area vesuviana.
Essa si sviluppa, lungo un asse est – ovest, in modo simmetrico al corpo centrale, il vecchio nucleo della ‘villa’, che, sopraelevato, sporge nel giardino ed è affiancato da portici. L’ingresso originario e il prospetto anteriore, non scavato, si trovano oltre il cinquecentesco canale artificiale Conte di Sarno, sotto l’abitato moderno.
La villa, circondata da ampi giardini, è dotata, fra l’altro, di un quartiere termale; non mancano gli ambienti produttivi, come quello dove si pigiava l’uva per la produzione del vino.
La decorazione pittorica, con finte porte e colonne, è correlata all’architettura reale, creando così giochi prospettici, corrispondenze fra reale ed immaginario. Numerosi e di grande qualità i particolari delle decorazioni pittoriche, costituiti da maschere, cesti di frutta, fiaccole, uccelli. La villa era originariamente adorna di numerose sculture, in prevalenza copie romane di originali di ambito ellenistico del III-II secolo a.C.
La zona orientale è quasi interamente scavata , mentre quella occidentale non è stata del tutto posta in luce per la presenza della strada moderna e di un edificio militare, l’ antica Real Fabbrica d’Armi.”

Rai Cultura propone, in prima visione, un viaggio tra le residenze extraurbane del potere dall’età romana fino al XIX secolo, patrimonio dell’umanità, nel documentario in onda lunedì 10 dicembre alle 21.10 su Rai Storia.
Da Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli a Villa di Oplontis a Torre Annunziata; dalle ville e giardini Medicei alle residenze sabaude.

Tra i siti UNESCO italiani è rappresentata una straordinaria serie di resti archeologici, complessi monumentali ed edifici storici fatti costruire in ogni epoca dalle élites al potere: imperatori romani, prìncipi rinascimentali, sovrani settecenteschi.
Sono le abitazioni costruite fuori dai centri urbani e dedicate ai cosiddetti “ozii”, alle arti, alla letteratura, al relax. Edifici che, proprio perché ispirati da una maggiore libertà creatrice dei committenti, hanno spesso raggiunto forme architettoniche e artistiche più alte e innovative, vere e proprie espressioni di un’epoca.