'Boldini nella Parigi degli Impressionisti'
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La mostra a cura di Sarah Lees “Boldini nella Parigi degli Impressionisti” è in programmazione a Ferrara, nel Palazzo dei Diamanti, fino al 10 gennaio 2010. Organizzata da Ferrara Arte, in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, dal Museo Giovanni Boldini e dal Clark Art Institute di Williamstown (Massachusetts), l’esposizione si concentra sui primi quindici anni di attività del pittore a Parigi, dal 1871 al 1886, facendo luce su un periodo della sua arte poco studiato, durante il quale Boldini, secondo quanto egli stesso sosteneva, dipingeva "quadri di tutti i generi che sparivano facilmente perché avevo molto successo”. A differenza dalle precedenti rassegne antologiche dedicate all'artista, a Palazzo Diamanti sarà infatti studiato un solo fondamentale capitolo della sua carriera, quello del primo periodo parigino, per indagare l'evoluzione della sua pittura in quegli anni decisivi per il suo percorso artistico.
Novanta capolavori provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private d’Italia suddivisi in sezioni tematiche, testimoniano il forte rinnovamento proveniente dalla cultura francese. Opere che certo devono molto agli incontri avuti con gli artisti che vivevano e lavoravano a Parigi, come Degas, Manet e Renoir, ma anche maestri all’epoca più affermati come Fortuny e Meissonier o Whistler e Sargent. Dipinti che sono soprattutto frutto di una straordinaria capacità di osservare, indagare e restituire, con uno stile sempre più personale e inconfondibile, la brulicante vita della città moderna.
Dopo un breve prologo dedicato all'attività degli anni fiorentini, un'esperienza fondamentale per la formazione di Boldini, non priva di conseguenze anche negli anni a venire, il visitatore accede al cuore della rassegna con i quadri di genere dei primi anni Settanta che fecero la fortuna del pittore fra i ricchi collezionisti del tempo, soprattutto in America. Protagoniste sono le piccole e preziose tavolette caratterizzate dallo stile ricercato e dal colore scintillante che, ispirate talvolta ad un galante Settecento, talvolta a fantasie esotiche spagnoleggianti o a scene di vita contemporanea all'aperto, lasciano intuire il gusto dell'artista per la rievocazione storica ma anche, al tempo stesso, per la rappresentazione della natura e dell’ambiente.
Della metà degli anni Settanta, una serie di vedute di città che tanto furono apprezzate dai contemporanei e con le quali l'artista diede una sua personale interpretazione impressionista della pittura della vita moderna. Nella sezione dedicata a queste tele, Boldini è cronista eccellente e analitico della vita che scorre nelle vie affollate e nelle piazze dove passano veloci o sostano le carrozze e gli omnibus a cavalli. Qui il pittore ferrarese, basando ogni sua opera su uno studio attento della realtà, dimostra di governare sia il piccolo che il grande formato.
Boldini frequentò il mondo del teatro e dei caffè concerto, ne osservò attentamente ambienti e personaggi: ballerine, cantanti, musicisti, direttori d'orchestra, platee di spettatori sono gli attori di questo scenario i cui gesti e le cui movenze vengono fermate sulla tela dall'artista. Ma si spinse anche oltre la cerchia urbana immortalando le campagne, la Senna o la Manica, dipingendo in una luce cristallina vedute e paesaggi con figure che costituiscono una personale interpretazione della pittura en plein air, ammirandoli con attenzione è possibile «scoprire minuzie impossibili di colore e di forma a tre miglia di distanza» (Diego Martelli).
La mostra vanta poi una sezione riservata agli interni d'atelier, un soggetto che non trova eguali nella pittura coeva, un originale diario per immagini della vita e dell’opera di Boldini. Alla sua interpretazione del tema della donna ritratta nella sua intimità, è dedicata un'altra preziosa sezione. Il capitolo conclusivo della mostra è incentrato sull'evoluzione del suo stile nel genere del ritratto. Boldini, dipingendo i suoi modelli non più su uno sfondo neutro e in un atteggiamento statico e ufficiale ma colti in situazioni diverse in ambienti caratterizzati, apportò una vera e propria rivoluzione nell’arte del ritratto. Qui è possibile ammirare alcuni tra i più celebri ritratti realizzati nell'ultimo decennio dell'Ottocento, momento in cui Boldini si affermò nel panorama internazionale come uno dei più contesi pittori dell'alta società.
Orario: aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalle 9.00 alle 19.00
Aperto anche 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
Ingresso: intero € 10.00, ridotto € 8.00, scuole € 4.00
Catalogo edito da Ferrara Arte Editore con testi di Sarah Lees, Richard Kendall e Barbara Guidi.
Call Center Ferrara Mostre e Musei: tel. 0532.244949, fax 0532.203064,
e-mail: diamanti@comune.fe.it, WS: www.palazzodiamanti.it
Pubblicato il 9 Gennaio 2010 | Letto 586 volte

