Intervista ai Morning Star
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La band nasce nel 2003 e nel corso degli anni si arricchisce di cantanti e musicisti provenienti da diverse esperienze ma tutti accomunati da un grande talento.
L’obiettivo dei Morning Star è quello di diffondere quanto più possibile la musica dei Blackmore’s Night, esibendosi nei locali di musica live e nelle feste medievali.
Alla cantante, Ida Elena de Razza, abbiamo chiesto quali esperienze ha avuto nel settore musicale prima di entrare a far parte di questo gruppo e se e da quanto tempo aveva già una predilezione per il genere suonato dai Blackmore’s Night.
Ida Elena: (www.myspace.com/idaphantasia) Le mie esperienze musicali sono relativamente poche finora perché ho soprattutto recitato nella mia vita: ho preso parte a tantissimi spettacoli di teatro e ne sono fiera perché questo ha contribuito a darmi sicurezza su un palco e a non perdermi mai, qualunque cosa accada: il famoso “show must go on”, tanto per intenderci. La mia predilezione per i Blackmore’s Night è piuttosto nuova, anche se devo dire che il loro stile l’ho sempre amato e apprezzato (senza contare che chi mi conosce può dire senza alcun dubbio che vengo direttamente dal Medioevo!) e sono convinta che questo genere di musica possa fare la differenza in un mercato discografico alquanto ripetitivo e un po’ privo di sorprese.
Marco Carpita, chitarrista molto apprezzato dai fans dei Blackmore’s Night, è stato ispirato da Ritchie Blackmore per quanto riguarda il suo modo di suonare? Cosa si aspetta da questa band per il futuro? E cosa pensa della cantante Idaelena de Razza?
Marco Carpita: ( www.myspace.com/marcocarpita) Ho suonato praticamente per tutta la vita in tribute band dei Deep Purple e dei Rainbow, acquistando un’esperienza tecnica che credo pochi possano vantare. Sicuramente l’influenza di Ritchie Blackmore nel mio modo di suonare risulta evidente. Ogni musicista ha avuto un maestro o, comunque, ha tratto ispirazione da qualche grande della musica e credo che l’impronta distintiva di una certa scuola rimanga. D’altro canto, chiunque oggi inforchi una stratocaster, sconosciuto o celebre che sia, è “figlio” della tecnica che Ritchie inventò alla fine degli anni 60 e che rivoluzionò in modo definitivo il modo di suonare la chitarra. Nel mio caso, posso dire che l’influenza “Blackmoriana” più presente nel mio stile e alla quale sono più legato, è quella di evitare l’uso smodato di artifici tecnologici. Un po’ di distorsione ed un leggero delay fungono da ambiente ad un tocco comunque “onesto” ed espressivo, senza che i microchip dei processori digitali suonino al posto mio. Purtroppo, oggi in troppi hanno invece questa tendenza. Sulla chitarra acustica il discorso cambia: o la sai suonare, o è meglio che cambi strumento perché lì non c’è bluff! Questo è uno dei motivi per cui ho preferito privilegiare l’acustica sull’elettrica.
Per quanto riguarda i Morning Star, questa band è il coronamento di un grosso sforzo che è stato alla base di un progetto destinato a rappresentare degnamente una musica complessa, che in troppi mortificano con tentativi maldestri di imitazione. La ricerca dei suoni, degli arrangiamenti e dei giusti “mood” sono gli elementi ai quali ho prestato sempre l’attenzione maggiore nella costruzione di questo tributo. Nel tempo, abbiamo dovuto operare anche delle scelte, talvolta difficili, sui musicisti adatti allo scopo, proprio per avere come risultato una band all’altezza della situazione. Abbiamo un bel po’ di impegni in vista, tra locali di musica live e feste medievali e questo indica l’apprezzamento ormai consolidato da parte degli amanti di questo genere e, nel contempo, ci assicura ancora tanti momenti esaltanti perché ci divertiamo davvero a suonare dal vivo. L’attuale line-up è quanto di meglio potessi aspettarmi, sia per la qualità dei musicisti, sia per la loro personalità. Ida Elena De Razza è stata, per così dire, la ciliegina sulla torta. Per una ideale tribute band dei Blackmore’s Night era necessario avere una cantante di qualità ed Ida Elena è veramente qualcosa di incredibile. Ritengo riduttivo ogni complimento nei suoi riguardi.
Chiediamo ora al batterista, Marco Armari, quanto è stato influenzato nella sua carriera dai Deep Purple e cosa si prova a far parte della cerchia dei Blackmore dato che li conosce da anni.
Marco Armari: (www.myspace.com/marcoarmari)Personalmente ascolto tutti i generi di musica senza nessuna preclusione, ma i Deep Purple e tutte le successive derivazioni (Blackmore’s Night, Rainbow, Whitesnake ecc) hanno sempre rappresentato per me qualcosa di speciale e unico. Volendo dare una definizione posso dire che la musica dei Deep Purple, ed in particolare quella di Ritchie Blackmore, sono la colonna sonora della mia vita. Parlando di batteria, Ian Paice con il suo stile unico ed inconfondibile ha esercitato una grande influenza sul mio modo di suonare e assistendo ad un concerto dei Morning Star o degli Hush (tribute band dei DP in cui suono) credo che questa influenza emerga in modo piuttosto evidente. Riguardo a cosa si prova a far parte della “Blackmore’s Night family” posso dirti che ne sono ovviamente orgoglioso e ringrazio Ritchie e Candice per l’amicizia che hanno sempre dimostrato nei miei confronti.
Passiamo adesso agli altri componenti della band, Mauro Truglio (bassista), Emanuela Acquaviva (backing vocals) e Bruno Gallozzi (tastierista). Cosa pensano della band e del loro ruolo all’interno di essa. Inoltre quando suonano/cantano, quanto mettono del proprio e quanto della band originale?
Mauro: Io sono un “veterano” dei Morning Star, si può dire che siamo cresciuti insieme! Ho ben presente l’impegno e la passione che hanno accompagnato questo progetto fin dall’inizio, e poterne apprezzare i risultati è una bella soddisfazione. Il mio ruolo, da buon bassista, è quello di “supportare”, con la massima discrezione e gusto, il sound e le atmosfere dei nostri brani, nonché di arrivare “allo stomaco” quando ce n’è bisogno. Diciamo che, delle note che suono, il 50% è ispirato ai vari bassisti dei BN, la restante metà viene in parte dalla fantasia, in parte dall’esperienza.
Bruno: questa band, per noi componenti, credo sia una grande occasione di passare del tempo insieme, divertendoci, lavorando sodo, parlando di musica ma anche di aspetti vari della vita di ognuno di noi. Condividiamo idee, problemi di lavoro, gioie o guai di vita etc. Le prove sono una occasione di svago dalle giornate e dagli impegni di lavoro. Personalmente le vivo come altri potrebbero vivere un passaggio in palestra (senza dimagrire). Si lavora comunque sodo, e la ricerca di continui perfezionamenti ci mette ogni volta sotto torchio. Lo stimolo è dato dalla bravura dei membri del gruppo e dalla misura dell’impegno e della crescita di ciascuno personalmente. La musica di Blackmore’s Night è impegnativa. E’ mia personale convinzione che la musica che ascolti in continuazione senza stancarti deve essere molto studiata e molto bene armonizzata, arrangiata. Ritchie in questo mostra tutta la sua bravura e l’esperienza decennale, oltre ad un estro che lo pone tra i primi chitarristi al mondo. Vedere e sentire Marco Carpita ricalcarlo in toto è proprio un piacere. Se non suonassi con loro, vorrei seguirli nelle esibizioni. Circa il metterci di mio nelle partiture, accade ma in misura molto ridotta: il rischio è di togliere la bellezza di un brano magari peggiorandolo o peggio banalizzandolo. Anche nei fraseggi più complicati, si sente che dietro c’è un grande studio ed una grande competenza. L’unico fattore totalmente mio è il sentimento, il trasporto. E’ impossibile suonare questi brani con freddezza, con il solo tecnicismo.
Emanuela: Questa Band è una delle cose più belle che mi è siano capitate negli ultimi tre anni. Sono una corista, mi piace quando le voci si fondono per creare un effetto “pelle d’oca” e con Ida questa armonizzazione riesce alla perfezione. Cantare e suonare (flauti e tamburello) mi diverte e mi emoziona e cerco sempre di non uscire dallo stile della band originale.
(www.myspace.com/7morningstar)
(www.morningstarmusic.it)
Pubblicato il 29 Marzo 2009 | Letto 658 volte

