Battiato in campo sulla morale nella vita pubblica.
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Da uno come lui forse non ce lo saremo aspettato. Franco Battiato, è un cantautore, regista, pittore e scrittore, fra le personalità più eclettiche originali ed influenti del panorama artistico/musicale italiano e non solo. Da sempre allusivo, enigmatico e critico verso la contemporaneità. Una sensibilità, quella di Battiato, che risuona particolarmente ferita dagli attuali tempi. Oggi, infatti, il cantautore scende in campo esplicitamente su ciò che accade nella sfera morale della vita pubblica. Il suo nuovo pezzo s’intitola “Inneres auge”, in tedesco l’occhio interiore. Uscirà il 13 novembre nell’album: Il tutto è più della somma delle sue parti, titolo che esprime perfettamente la ricchezza di una tracklist che affianca quattro brani inediti a reperti del passato completamente ricantati, riarrangiati e risuonati. Il pezzo è una canzone astrusa, in pieno stile Battiato in cui traspare il disagio, soprattutto nella prima parte. La sparata iniziale che racchiude in se vituperi che suonano come un vero sussulto, un'indignazione tangibile. Parole furenti, esplicite, che nella seconda domanda sembrano squarciare le coscienze di un’opinione pubblica sopita e del tutto accondiscendente: “Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina. Uno dice che male c'è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?”e poi continua: “Non ci siamo capiti e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?” e poi c’è il tema del predomino della materia sullo spirito che è il leitmotiv dell’intera canzone : “Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro? La Giustizia non è altro che una pubblica merce... di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente. La seconda parte s’innalza poi verso temi altissimi, verso quell'occhio interiore che ci fa intravedere ben altra bellezza. Nel corpo della canzone c’è tutto il Battiato che conosciamo, mistico ed esoterico : “La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito. Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore che con il tempo e ci vuole pazienza, si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge”.Nell’ultima parte suona le voce di un artista che pare in esilio e che si consola con Corelli ("mi basta una sonata di Corelli perché mi meravigli del Creato!") ma basta che si affacci sul belpaese per accorgersi di quanto sia desolante il quadro dei tempi nostri.
Pubblicato il 31 Ottobre 2009 | Letto 804 volte

