Cat Stevens: il ritorno del folk-raccontato
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«Sono tornato a fare ciò che so fare meglio: disegnare immagini con la musica e raccontare storie a livello umano, personale e intuitivo attraverso i testi e le canzoni». Torna con queste parole dopo tre anni di assenza Cat Stevens. Il nuovo album “Road singer”, pubblicato oggi, va a seguire “And other cup”, della fine del 2006, che lo aveva riportato sul mercato internazionale dopo 28 anni. I successi mondiali come “Tea for the tillerman” e “Teaser and the firecat” sono stati per Yusuf il trampolino di lancio. Il nuovo rilancio dell’artista è stato prodotto in collaborazione con Martin Terefe e registrato a Londra, Los Angeles e Nashville. Il cantautore riveste la sua musica di un folk-raccontato. In “Roadsinger” è percepibile, infatti, la sua voglia di riproporsi al pubblico in modo essenziale ed immediato. Voce e chitarra. Caratteristica ravvisabile soprattutto dal fatto che, ad eccezione di un brano, tutto l’album è stato registrato dal vivo. Di rilievo sono le partecipazioni di James Morrison, Micelle Branch e Holly Williams.
Le canzoni hanno un tono autobiografico, ma riconducibili alla vita di tutti. Il brano, che dà il nome all’album, racconta la storia di un emarginato che torna nella sua città natale. Un bambino, durante questo percorso, gli regala un sorriso senza pregiudizi. Il viaggio è il tema ricorrente. Il viaggio è quello che Cat Stevens, ora Yusuf, ha percorso per giungere alla conversione all’Islam nel 1977. Un iter che, però, non ha ristretto il suo mondo, come conferma l’artista, ma che è stato reso ancora più ampio e senza confini. E ora il viaggio continua.
Pubblicato il 30 Aprile 2009 | Letto 599 volte

